08/02/2006 Wilderness  
Aldo Leopold, un grande conservazionista americano

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Aldo Leopold (Burlington, 11 gennaio 1887 – Wisconsin, 21 aprile 1948) è stato un ecologo statunitense, ispiratore della moderna biologia di conservazione.
Forestale per formazione e ritenuto uno dei padri dell'ambientalismo scientifico. La sua opera ha influenzato anche l'ambientalismo associanistico del '900. Morì a causa di attacco cardiaco mentre aiutava dei vicini a spegnere l'incendio della loro fattoria. In una prima fase Leopold era fortemente influenzato dalla politica ambientale di Gifford Pinchot, il quale concepiva la scienza forestale in una prospettiva utilitaristica: si trattava di gestire le risorse forestali secondo criteri di eco-efficienza, razionalizzandone l’uso in modo da evitarne la distruzione e garantire “la massimizzazione dei beni naturali utili all’uomo” per il bene delle generazioni attuali e di quelle future. All’epoca, negli USA, il movimento di conservazione della natura operava in una simile prospettiva, seguita anche da Leopold il quale intendeva estendere “il programma conservazionistico pinchotiano anche alla gestione della selvaggina”. Non a caso Leopold diventerà (1933) il primo docente universitario di “gestione della selvaggina” (presso l’Università del Wisconsin). Dietro tale progetto di razionalizzazione scientifica delle risorse vegetali ed animali, opera la convinzione che la tecnoscienza possa gestire il mondo naturale, gli ecosistemi, molto meglio della natura stessa. Il primo Leopold agisce lui stesso all’interno di questa visione del mondo: nel quadro appena delineato, l’eliminazione degli animali predatori (lupi, orsi, coyote…) costituiva un aspetto importante di quella “gestione razionale delle risorse”, auspicata anche dai cacciatori, poiché si calcolava che così facendo venivano salvaguardati gli erbivori (cervi prima di tutto), ai quali avrebbero poi pensato i cacciatori. Le cose non andarono proprio così; le cronache dell’epoca (recepite dallo stesso Leopold)raccontano che la crescita demografica dei cervi risultò provvisoria: ad essa seguì poi il degrado della vegetazione (per eccesso di erbivori, in seguito all’eliminazione dei predatori carnivori), e ciò comportò l’autoriduzione spontanea del numero dei cervi. Non era meglio lasciar fare alla natura, invece di interferire con avventurosi programmi di “gestione delle risorse”? A questo punto fa la sua comparsa la svolta ecologista radicale di Leopold, testimoniata tra l’altro in una esperienza di enorme impatto psicologico e spirituale, che lasciò un segno indelebile in Leopold e in molti dei suoi lettori: “Stavamo mangiando su una sporgenza rocciosa, ai cui piedi un torrente turbolento piegava a gomito. Vedemmo quella che pensavamo fosse una cerva guadare il torrente, immersa fino al torace nell’acqua bianca di spuma. Quando si arrampicò sulla sponda dalla nostra parte e scosse la coda, ci accorgemmo del nostro errore: era un lupo. Un’altra mezza dozzina, evidentemente piccoli già cresciuti, balzò dal folto dei salici, radunandosi per dare il benvenuto, scodinzolando e litigando giocosamente….A quei tempi non avevamo mai sentito che qualcuno si lasciasse sfuggire l’occasione di uccidere un lupo. In un attimo stavamo scaricando piombo sul branco, con più eccitazione che precisione….Quando i fucili furono scarichi, il lupo adulto era a terra…. Raggiungemmo l’animale agonizzante, che era una lupa, in tempo per vedere un feroce fuoco verde spegnersi nei suoi occhi. Mi resi conto allora, e non l’ho mai dimenticato, che c’era qualcosa di nuovo per me in quegli occhi, qualcosa che solo lei e la montagna sapevano. A quel tempo ero giovane e mi prudeva il dito sul grilletto; pensavo che meno lupi significasse più cervi, e quindi niente lupi equivalesse al paradiso dei cacciatori. Ma quando vidi spegnersi quel fuoco verde, sentii che né la lupa, né la montagna condividevano quel punto di vista”: così Leopold in Pensare come una montagna(sta in Almanacco di un mondo semplice). A partire da questa esperienza, Leopold dà l’avvio ad un ripensamento radicale e inizia a “pensare come una montagna”, abbandonando il punto di vista pianificatore ed antropocentrico della “gestione razionale delle risorse”. Qui la montagna simbolizza un punto di vista più ampio che trascende quello, angusto e limitato, del singolo ente, si tratti pure dell’uomo; questo pensiero cosmicamente orientato richiede una nuova etica, l’etica della Terra, che viene sintetizzata in un altro eccellente capitolo di Almanacco di un mondo semplice. Secondo Leopold, l’etica della Terra supera le elaborazioni etiche moderne, poiché queste ultime sono parziali in quanto si riferiscono solo al mondo umano, mentre “ l’etica della Terra allarga semplicemente i confini della comunità per includervi suolo, acque, piante e animali o, in una parola sola, la terra”. Queste due nozioni tratteggiano in modo essenziale la spiritualità della wilderness, la cui importanza è condensabile nel detto profetico di Thoreau, che recita: “La salvezza del mondo si trova nella natura selvaggia”. Commentandolo, Leopold scrive che il significato di questa formulazione è racchiuso, o simbolizzato, “nell’ululato del lupo, che le montagne conoscono da molto tempo, ma che gli uomini raramente percepiscono”.[1]

Il suo scritto più importante è la raccolta di saggi A Sand County Almanac, tradotto in italiano con il titolo Almanacco di un Mondo semplice. Si tratta di una raccolta di saggi di grandissimo spessore scientifico e letterario dove suggestive descrizioni naturalistiche si alternano a riflessioni sulla conservazione della natura e delle sue risorse. Fu pubblicato postumo, ed ormai è divenuto un classico della letteratura americana e non solo.
La sua filosofia può essere condensata in una citazione: "Conservation is a state of harmony between men and land" (in italiano La conservazione è uno stato di armonia fra gli uomini e le terre).


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