08/12/2005 Ecologia profonda  
Intervista sull'Ecologia profonda a Edward Goldsmith a cura di Alesandro Bedini

Edward Goldsmith è il fondatore della più importante rivista europea di ecologia, The Ecologist. E’ inoltre co-fondatore dell’International Forum on Globalization, di cui fanno parte studiosi di tutto il mondo che si oppongono all’economia globale. Tra i suoi libri di maggior successo ricordiamo: Four Arguments for the Elimination of Television e In the Absence of Sacred, pubblicati negli Stati Uniti.

D) Prof. Goldsmith, lei ha affermato che la globalizzazione è un processo reversibile. Pensa dunque che coloro che vi si oppongono debbano semplicemente aspettare la sua “implosione”, oppure possono/debbono svolgere un’azione politico-culturale per metterne in rilievo le contraddizioni?

R) La globalizzazione è un processo mostruoso che non può durare. Non è possibile che possa durare. Ho sentito oggi che con l’accordo sull’agricoltura dell’organizzazione mondiale del commercio (WTO), si costringono tutti i paesi del Terzo Mondo ad importare il cibo. C’è una legge, sempre voluta dal WTO, secondo cui l’India deve importare circa settecento differenti qualità di cibo e questa importazione obbligata grava enormemente sul bilancio dello stato. In India ci sono circa quattrocento milioni di contadini che rischiano di restare sul lastrico. Tutta questa gente dipende dalla sua terra, se li sradichiamo ci troveremo con circa cinquecento milioni di persone condannate alle bidonville oltre alla desertificazione della campagna. Lo stesso succederà in Cina, dove circa un miliardo di persone sarà condannata allo stesso triste destino. E’ la prima volta nella storia dell’uomo che si condanna un’intera popolazione alla marginalità, a un vicolo cieco in fondo al quale c’è solo la povertà e la miseria. Questo è un crimine senza precedenti perché significa costringere miliardi di persone alla povertà. E tutto questo a causa dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. I contadini del Terzo Mondo ovviamente non hanno i soldi per far fronte alla modernizzazione tecnologica dell’agricoltura: pesticidi, concimi chimici, trattori, semi artificiali etc. I grandi produttori comprano la terra e rendono “schiavi” i piccoli produttori. Ma io dico che tutto questo non può continuare perché sarebbe la rivoluzione! Dove li mettiamo tutti questi milioni di esseri umani che vengono cacciati dalla loro terra che non potrà più rendere? Nelle bidonville dove c’è un tasso di disoccupazione pari al 20-30% ? La mondializzazione li condanna alla miseria e forse alla morte perché i paesi in cui abitano debbono importare cibo sovvenzionato dagli stati più ricchi, in primis dagli Stati Uniti.

D) Lei pensa che l’ecologia profonda finisca per mettere in discussione l’ideologia del progresso fondata sul profitto all’infinito, e dunque le ideologie che ad esso si ispirano: liberalismo e marxismo?

R) Esattamente. Le faccio un esempio concreto. Il più grande problema di oggi è il cambiamento di clima. L’industrializzazione a tappe forzate ha portato ad un tasso di inquinamento tale che lo stesso clima della Terra subisce e subirà sempre di più variazioni disastrose. Il riscaldamento del pianeta andrà avanti per altri centocinquanta anni. Perché l’effetto serra e i gas che lo producono rimangono sospesi nell’aria per tutto questo lunghissimo periodo. Siamo solo all’inizio di questo processo. C’è una curva esponenziale che continua a svilupparsi; ci sono i rapporti di climatologi delle Nazioni Unite che lanciano questo allarme. Si parla di un aumento medio di cinque gradi nella temperatura del pianeta. Questo è un disastro. Cambia l’ecosistema, arriveranno le malattie tropicali sia per gli uomini che per le piante e questo renderà impossibile coltivare e dunque nutrirsi. Si avrà un aumento della siccità. Questi sono i risultati dell’industrializzazione, il problema è che bisogna cambiare radicalmente il modello di sviluppo se si vorrà sopravvivere. Non è un’opzione. Oggi il punto non è lo sviluppo ma la sopravvivenza. Bisogna tornare a un’agricoltura tradizionale, monosimilare, locale, fatta per i contadini, l’esatto contrario dell’agricoltura moderna, occorre insomma cambiare tutto. Il progresso è la più grande illusione nella storia dell’uomo, non c’è un’illusione più dannosa del progresso.

D) Prof. Goldsmith lei pensa che vi sia un rapporto tra le guerre che si sono combattute e si combattono dopo la caduta del muro di Berlino - mi riferisco alla guerra del Golfo, a quella del Kossovo e all’Afghanistan - e la strategia di controllo delle fonti energetiche che l’Occidente, in testa gli Stati Uniti, intende esercitare?

R) E’ evidente che gli USA hanno fatto la guerra all’Afghanistan e ai Talebani per il petrolio. C’è una società americana, la Unocal, che voleva costruire un oleodotto che avrebbe dovuto attraversare il paese. Il governo che ha preceduto quello dei talebani non accettava questo progetto e non garantiva sufficiente stabilità. Dunque gli americani avevano bisogno di un nuovo governo, più disponibile e allora hanno finanziato i talebani. E dopo, quando al Unocal ha detto che neppure loro andavano bene e che l’investimento non si poteva fare, allora si è voluto fare la guerra ai talebani. Il problema è che l’America ha un enorme bisogno di petrolio, possibilmente a basso costo. Ci sono cinque o sei esperti del petrolio i quali affermano che entro pochi anni vi potrà essere penuria di oro nero. Nelle viscere della Terra c’è ancora parecchio petrolio ma è sempre più difficile accaparrarsene lo sfruttamento, per esempio il petrolio dell’Arabia Saudita costa due dollari al barile mentre quello del Venezuela ne costa cinque, e c’è una grande differenza per le economie occidentali. Anche il raffinamento costa sempre di più. Non ci sono sufficienti raffinerie. Gli americani volevano ridurre la loro dipendenza dal petrolio saudita. Adesso spendono undici miliardi di dollari l’anno per il greggio di quest’area, e dai quaranta ai cinquanta miliardi l’anno per assicurarsi il controllo militare di quella zona: truppe, portaerei, forze aeree, etc. Adesso gli USA hanno truppe anche in Kazachistan e Uzbechistan, sempre per “proteggere” le rotte del petrolio. Quasi tutte le guerre che si combattono oggi sono per il controllo delle risorse energetiche. La guerra del Biafra, un milione e mezzo di morti, per il petrolio. La guerra in Sudan, due milioni e mezzo di morti, è stata fatta per il controllo delle fonti energetiche oltre che per motivi etnici, e a questo proposito occorre sottolineare come le frontiere nel continente africano siano state tracciate arbitrariamente, create dalle potenze coloniali secondo il criterio che la tribù più forte costituisce il nucleo dello Stato e le altre sono sottomesse. La convivenza tra differenti tribù invece sarebbe possibile solo se non ci fosse dominio da parte di una sulle altre. Ma tutto questo accade quando si creano degli stati artificiali. Anche l’Unione Europea è uno “Stato” centralizzato e per molti versi artificiale, destinato ad essere dominato dalla Germania. Ma questo non potrà durare perché francesi e inglesi non vogliono essere sottomessi ai tedeschi. Mio fratello è stato deputato europeo per la Francia e mi diceva che c’era talmente tanta mediocrità in quell’organismo che era perfino inutile farne parte.

D) Dunque i problemi che una corretta visione ecologista pone sono molteplici.

R) Certamente. Uno dei grandi problemi che saremo presto chiamati ad affrontare è quello dell’acqua. A questo proposito Vandana Shiva ha scritto un libro davvero eccellente relativo alle guerre che potrebbero scatenarsi per l’acqua. E’ possibile vivere senza petrolio ma è impossibile vivere senz’acqua.

D) Prof. Goldsmith, secondo lei che cosa è cambiato dopo l’11 settembre?

R) Molti dicono che l’11 settembre fornisce un pretesto per dominare i paesi islamici dove si trova il petrolio. E’ un pretesto magnifico. La guerra contro l’asse del male è una bella invenzione, guarda caso l’asse del male si trova in paesi come l’Iran e l’Irak dove c’è moltissimo petrolio. La crisi di Enron è stata più grave di quella dell’11 settembre perché i mercati internazionali hanno perso fiducia nell’economia statunitense e perché si è potuto toccare con mano la corruzione generale di quel sistema economico. L’America, nonostante quello che si è soliti pensare, si trova in una situazione economica molto critica, potrebbe essere una nuova Argentina. Essa ha costretto tutti gli altri paesi a far parte del WTO ma secondo me sarà la prima a doverne uscire. Hanno cominciato con una tassa del 27% sull’importazione dell’acciaio, hanno inoltre una enorme sovvenzione sull’esportazione di prodotti alimentari e tutto ciò è contro le leggi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Gli americani hanno bisogno di approvvigionare le proprie casse con quattrocentocinquanta miliardi di dollari l’anno di capitale straniero, attraverso investimenti. Ma se viene meno la fiducia vengono meno anche gli investimenti stranieri, vitali per l’economia statunitense, e allora sarebbe la bancarotta. L’unica soluzione sarebbe volgersi verso il protezionismo e gli Stati Uniti potrebbero puntare all’autosufficienza. Ma la loro terra è la peggiore del mondo, c’è grande siccità. Ho chiesto a Mister Soros che ho incontrato recentemente a una cena, quando verrà il crollo dell’economia americana, lui mi ha risposto: “quando gli americani smetteranno di consumare”, ora gli americani consumano molto ma hanno tanto debito che non potranno continuare a questo ritmo. Senza il miliardo e mezzo di investimenti stranieri giornalieri e senza il consumo frenetico l’America non potrà reggere. E allora sarà il crollo.

D) Si parla molto degli OGM e del contrasto tra Europa e Stati Uniti rispetto a questo delicatissimo argomento. Lei pensa che sia possibile tornare indietro oppure si tratta di una battaglia persa?

R) Il pretesto principale per lo sviluppo degli OGM è che questi combatterebbero la fame nel mondo. Ma non è vero. Il prof. Seraglini, uno dei maggiori esperti in materia di organismi geneticamente modificati, sostiene che in venticinque anni di studi hanno trovato solo una varietà di mais che porta ad un aumento di produzione di appena il 5%, quasi niente. La verità è che attraverso il sistema degli OGM si vuole controllare l’intero processo della produzione alimentare, col pretesto, falso, dell’aumento di produzione hanno comprato tutte le società che producono i semi, i brevetti, ma questo grano costa troppo e non serve per sfamare il mondo.
Si cambia un gene nel genoma ed è una lotteria. Ci possono essere danni ecologici enormi, le famigerate piante Frankestain potrebbero diventare realtà. Questo sistema non è serio. E’ solo pericoloso.




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