18/05/2005 Ecologia profonda  
LA SFIDA E IL MODO DI VEDERE IL SENTIERO CREATIVO 
DELL'EVOLUZIONE UMANA di Ervin Laszlo

Fonte: Enciclopedia olistica
 
La sfida

Stiamo vivendo in mezzo alla trasformazione più profonda e senz'altro più rapida di tutta la storia dell'umanità. La trasformazione odierna è altrettanto profonda quanto quella che ci portò dal Medio Evo alla moderna era industriale: con la differenza che quest'ultima occupò alcuni secoli, mentre l'attuale si sta verificando nell'arco di soli decenni. All'alba del prossimo millennio, quasi tutti gli aspetti della vita umana e tutte le attività saranno pervase e modellate dall'informazione globale e si manifesteranno nei limiti delle interazioni globali, dei mercati globali e delle tecnologie globali.
Le condizioni create dalla globalizzazione e dalla "informatizzazione" della vita e della società saranno tanto diverse da quelle dell'era industriale classica, quanto queste ultime lo sono state da quelle del Medio Evo. Vivere ed agire in queste nuove condizioni richiede un diverso e corrispettivo modo di pensiero e di azione; ma a causa della rapidità con cui la prossima era ci sta venendo incontro, la nostra generazione non è stata ancora capace di elaborare la logica, i valori e le regole ad essa coerenti e necessari. La maggior parte delle persone crede di poter affrontare le condizioni del prossimo XXI secolo con lo stesso modo di pensare e le stesse regole del sistema industriale del XX secolo. Questo è come cercare di vivere in una megalopoli degli anni '90 con una mentalità da villaggio feudale del Medio Evo: il che non è soltanto inefficace, ma anche pericoloso per via della vulnerabilità delle nostre strutture sociali e tecnologiche. Il pericolo ci coinvolge tutti. A causa delle crescenti connessioni ed interdipendenze stabilite dai mercati globali, dalle tecnologie e dall'informazione, norme ed intuizioni arretrate che persistano anche soltanto in una parte della società rappresentano una minaccia per tutte le altre parti, comprese le più aggiornate. Il compito che dobbiamo affrontare è perciò quello di sviluppare modi di vita e di azione idonei all'era dell'informazione globalmente estesa verso la quale tutti ci stiamo proiettando.
Il compito del Club di Budapest è quello di aiutare ad affrontare la sfida presentataci dalla nostra epoca. I suoi membri, coordinatori ed amici credono nell'evoluzione dei tempi.
Negli anni '70 il Club di Roma proclamò la necessità di fissare i limiti dello sviluppo. Negli anni '80, il movimento ecologista cercò di rendere consapevoli dell'importanza della salvaguardia dell'ambiente. Oggi, alla fine degli anni '90, il Club di Budapest vuole richiamare l'attenzione sull'urgente necessità di elaborare e sviluppare nuovi modi di pensare e di sentire, i quali ci permettano di vivere e di crescere responsabilmente nel mondo post-moderno che aleggia sopra di noi alla svolta del millennio.

Dove stiamo andando?

Alcune soglie critiche si profilano all'orizzonte. Esse sono dovute allo schiudersi di due orientamenti o tendenze di base, e cioè:
- il crescente carico che imponiamo al nostro ambiente vitale in termini di utilizzo di energia e di risorse materiali, terre agricole, foreste, aria, acqua e spazio abitabile;
- la moltiplicazione del numero di persone con le quali condividiamo questo pianeta.
Le due tendenze messe insieme (il numero della popolazione umana moltiplicato per l'ammontare delle risorse usate ed i rifiuti e l'inquinamento che in questo modo vengono prodotti) determinano il peso con cui l'umanità opprimerà il proprio ambiente planetario. Questo peso potrebbe raggiungere una soglia critica nella breve scadenza dei prossimi dieci o vent'anni e ciò rappresenta un fatto fino ad ora inedito.
Non sono mai state raggiunte "Soglie Globali" alla svolta del secolo scorso, né all'alba del primo millennio. Nell'arco di tutta la sua storia passata, l'umanità non ha mai registrato una situazione corrispondente all'attuale.
Mantenere un equilibrio tra le richieste dell'umanità e le risorse sostenibili dal nostro pianeta - sia che riguardino l'acqua, il suolo, l'aria, l'energia o le materie prime - dipende dal tipo di tecnologia usata e dal tipo di domanda espressa. La sostenibilità a lungo termine non è determinato dal numero di persone che fruiscono delle risorse, ma dalla quantità usata da ogni singolo individuo. E' assolutamente da escludere che sei miliardi di persone possano vivere con il medesimo tenore di vita che le persone hanno attualmente negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa. Un bambino che nascesse in questo momento in una famiglia statunitense raggiungerebbe probabilmente più di ottant'anni, ed in questo arco di tempo consumerebbe 800.000 kw di energia elettrica, 2.500.000 litri d'acqua, 21.000 tonnellate di benzina, 220.000 kg di acciaio ed una quantità di legno corrispondente a 1.000 alberi, producendo nel contempo 60 tonnellate di rifiuti urbani. Con le tecnologie attuali, e ad un costo che risulti accettabile, il pianeta non può sostenere più di due miliardi di persone con questo livello di vita. Tutto ciò pone una serie di problemi fondamentali. Continuare ad aumentare il nostro tenore materiale di vita significa precludere ad altre persone la possibilità di aumentare il loro. Ora, migliorare i bisogni primari della vita è essenziale per i due miliardi di persone poverissime che vivono in prossimità o addirittura sotto il limite della sopravvivenza. Se non vogliamo condannare a morte per debilitazione fisica, sete e fame tutte queste masse, gran parte delle quali vivono nell'Africa sub-tropicale e nell'Asia meridionale, dobbiamo creare condizioni economiche ed ecologiche tali da consentire l'utilizzo da parte loro di spazio abitabile, risorse nutritive, foreste, acqua, aria, materie prime ed energia - e cercare di assicurare quel minimo di educazione che sia pre-condizione di vita in un mondo complesso.
Dovremmo scartare il modello di benessere che ci è stato dato in eredità ed elaborare un nuovo modello che possa essere adottato responsabilmente in Occidente ed adattato creativamente nel resto del mondo. Affrontare questa sfida è un COMPITO STORICO ed un DOVERE MORALE.

Un’illusione neolitica

Qualora dovessero continuare, gli attuali processi potrebbero rappresentare una grave minaccia per qualsiasi forma di vita esistente sul nostro pianeta. I processi più minacciosi includono la sovrappopolazione, la povertà, la militarizzazione, il cambiamento climatico, la mancanza di cibo e di energia, l'inquinamento industriale ed urbano dell'acqua, dell'aria e del suolo, la distruzione dello strato di ozono, l'effetto serra, la riduzione delle biodiversità in agricoltura e nelle terre vergini, la perdita di ossigeno atmosferico a causa della deforestazione e anche dell'avvelenamento del plancton marino, la vulnerabilità nei confronti di catastrofi su larga scala dovute ad incidenti e a scorie nucleari, e di catastrofi su scala più limitata - ma sempre con possibilità di estensione - dovute a disastri causati da crescenti quantità di sostanze tossiche immesse nel suolo, nell'acqua, nell'aria e addizionate addirittura ai cibi e alle bevande. Questi processi sono la risultante di modi di pensare che si esprimono con una varietà di azioni e di comportamenti errati. Azioni più previdenti darebbero risultati migliori: a qualsiasi processo che risulti minaccioso per la vita può far riscontro un processo alternativo diretto a migliorarla.
Nonostante si sia a conoscenza di modelli d'azione alternativi, finora questi non sono ancora stati adottati. Nel 1995, la Commissione per il Governo Globale ha proposto una serie di misure per il miglioramento della sicurezza internazionale, la promozione della cooperazione, il perseguimento dell'interdipendenza economica ed il rafforzamento delle norme di legge necessarie a tale proposito.
La Commissione è giunta alla conclusione che la messa in atto di queste misure non è questione di capacità, ma solo di volontà. La volontà manca anche riguardo all'ambiente. Da una parte il nostro mondo è stato sollevato dallo spettro del confronto tra superpotenze, dall'altra è minacciato dal collasso ecologico; tuttavia i Governi mondiali spendono migliaia di dollari all'anno per gli armamenti, mentre solo una piccolissima parte di tale somma viene investita per l'educazione, per il benessere e per un ambiente vivibile. Il World Game Institute ha calcolato che con un quarto delle spese militari mondiali si potrebbe prevenire l'erosione del suolo, fermare l'esaurimento dell'ozono e stabilizzare l'inquinamento, prevenire il riscaldamento del globo e le piogge acide, fornire energia ed acqua pulita e sicura, creare abitazioni, debellare l'analfabetismo, la denutrizione e la fame, ed estinguere il debito delle nazioni in via di sviluppo. E' ampiamente risaputo che una riduzione anche minima delle spese militari potrebbe procurare più programmi di salute e di cultura, creare infrastrutture essenziali e ricondurre società emarginate nell'alveo dell'economia mondiale moderna. Si discute molto su questi "dividendi di pace", ma, a parte qualche eccezione, essi non vengono inclusi nei programmi prioritari dei governi e degli affari.
I valori e i credi che ostacolano il sentiero verso un futuro umano e sostenibile non sono nati ieri: le loro radici si trovano già all'inizio della storia. Prima della rivoluzione neolitica, le popolazioni dell'Oriente e dell'Occidente si sforzavano di vivere entro i confini ed i limiti del loro ambiente naturale; essi si consideravano parte integrante della natura. Piuttosto che lanciarsi in innovazioni, essi aspiravano a ripetere e a mantenere i modelli di vita dei loro antenati.
Ma nel Vicino Oriente, nel corso dei secoli, è stato eroso il conservatorismo delle società tradizionali. Gli uomini incominciarono a separare le divinità dalla natura, sostituendole con totem animali e spiriti ancestrali, le divinità della fertilità e della Terra con maestosi dèi maschili quali Aton, Jahvè e Allah. Essi cominciarono a guardare alla natura come alla creazione di un dio trascendente - una creazione fatta da lui principalmente per il bene del suo popolo. I nuovi eroi non erano sciamani che insegnavano come imitare la natura e come salvaguardare i suoi cicli, ma leaders carismatici che avrebbero cambiato l'ambiente per la gloria dei loro popoli.
La crescita dell'individualismo implicava la nozione che l'essere umano è separato e sicuramente superiore all'ordine naturale. La sfida raccolta dalle società moderne consisteva, per dirla con una frase di Francis Bacon, nello strappare i segreti della natura dal suo utero a miglior beneficio dell'umanità.
Con lo sviluppo di potenti tecnologie, questo aspetto ha raggiunto proporzioni gigantesche. Le società occidentali hanno manipolato e trasformato sempre di più il loro ambiente. Mentre i benefici sono risultati evidenti, non altrettanto lo sono stati i pericoli. L'agricoltura sostenuta dai prodotti chimici è riuscita a produrre di più per ettaro e a creare più ettari disponibili per le coltivazioni, ma ha incrementato anche la crescita di alghe e l'ostruzione di laghi e di corsi d'acqua. Alcune sostanze chimiche, come ad esempio il DDT, si sono dimostrate insetticidi estremamente efficaci, ma hanno anche avvelenato intere comunità di insetti e di uccelli. Il consumo materiale della popolazione cittadina ha creato enormi quantità di rifiuti che rappresentano minacce per le stesse popolazioni urbane.
Per più di tre secoli, l'apparente successo della civilizzazione tecnologica occidentale ha offuscato il fatto che l'ambiente fornitore di vita continuava a deteriorarsi.
Il mito di un sistema ecologico aperto ed infinito è persistito fino a quando la natura ha potuto offrire risorse e riserve da sfruttare. Ma alla fine del XX secolo è stata raggiunta la soglia che ha infranto questo mito.
Non soltanto accendiamo fuochi unicamente per riscaldare le nostre abitazioni e per cucinare, non soltanto gettiamo i nostri rifiuti domestici fuori casa, ma immettiamo anche decine di migliaia di composti chimici nella terra, nei fiumi e nel mare, scarichiamo milioni di tonnellate di liquami di fogne e di rifiuti solidi negli oceani, liberiamo nell'aria miliardi di tonnellate di anidride carbonica, incrementiamo il livello di radioattività dell'acqua, del terreno e anche dell'atmosfera.
L'illusione neolitica era un mito, e i miti, come dice Joseph Campbell, assolvono funzioni specifiche nella società: essi sono come mappe riassuntive delle conoscenze, delle aspirazioni e dei desideri delle persone, delle quali esse si servono per le loro scelte di vita.
Ma quando i miti diventano obsoleti o inutili, si indeboliscono e alla fine svaniscono. In America Centrale vi sono migliaia di templi Maya abbandonati, in Perù vanno in rovina innumerevoli monumenti Incas, nel Galles vi sono cumuli di pietre celtici, in Cambogia statue Khmer, in Iraq ziggurat sumerici e nell'Isola di Pasqua gigantesche teste di pietra: tutti testimoni silenziosi di miti una volta fiorenti ma ormai del tutto scomparsi.
 
I miti moderni

L'era moderna è orgogliosa della propria razionalità, ma anch'essa ha i suoi limiti. Questi consistono in convinzioni largamente condivise, anche se non sempre in maniera consapevole. Ad esempio:

L’ordine attraverso la gerarchia. L'ordine deve essere ottenuto mediante l'imposizione di regole e di leggi. Ciò richiede un catena di comandi che viene riconosciuta ed alla quale tutti devono obbedire. Alcune persone situate ai vertici stabiliscono le regole, proclamano leggi e danno ordini in conformità a queste ultime.

L’ideologia della Westfalia. Lo stato-nazione formalmente costituito è la sola realtà politica, la sola entità dotata di vera sovranità, come specificarono le convenzioni legali entrate in vigore nella Pace di Westfalia. Gruppi e comunità all'interno dello stato-nazione sono parte intrinseca di esso, senza sovranità propria. Raggruppamenti ed alleanze che si pongono al di là o al di sopra dello stato-nazione, anche se formati da governi nazionali, corrispondono a misure pragmatiche temporanee, da ritenersi valide finché servono agli interessi dei ministeri che le hanno create. 

La divisione tra gli individui. Quando tutto è detto e fatto, siamo come tanti individui separati, ciascuno dei quali è chiuso nella sua pelle e intento a perseguire il proprio interesse. Ognuno ha solo se stesso o se stessa di cui fidarsi. Il medesimo principio vale per il Paese: anch'esso è chiuso nei propri confini come entità separata ed ha solo se stesso - i suoi capi ed il suo popolo - di cui fidarsi.

La reversibilità dei problemi attuali. Qualsiasi problema deve ritenersi come puramente temporaneo: semplicemente un intermezzo perturbatorio, trascorso il quale torna tutto di nuovo come prima. Quello che dobbiamo fare è cercare di amministrare le ordinarie difficoltà, utilizzando per risolverle metodi già collaudati e sperimentati e, se necessario, disporsi a gestire la crisi. Il commercio anormale deriva dal commercio normale e prima o poi tornerà ad essere di nuovo normale. Questi miti sono obsoleti e rischiano perciò di diventare rapidamente pericolosi. Essi si basano su un certo numero di premesse errate ed attualmente assai fuorvianti.

La legge della giungla. La vita equivale ad una lotta per la sopravvivenza. "Sii aggressivo, altrimenti morirai".

Il mio Paese, giusto o sbagliato. Anche l'ambiente internazionale è una giungla. Dobbiamo perciò essere forti per difendere gli interessi della nostra nazione: più forti di qualsiasi avversario.
L’alta marea solleva tutte le barche. Se cresciamo e prosperiamo come nazione, tutti i cittadini ne trarranno beneficio, compresi i più poveri. La ricchezza è destinata a "gocciolare" dai ricchi ai poveri, a livello sia nazionale che internazionale.

La mano invisibile. Gli interessi individuali e sociali sono destinati ad armonizzarsi automaticamente. Se ho buona cura di me stesso, anche la mia comunità ne trarrà vantaggio.

L’economia a regolazione automatica. Se in un sistema di mercato riusciamo ad assicurarci una posizione di perfetta competizione, i vantaggi saranno largamente distribuiti da tale sistema senza alcuna necessità di mediazioni. 

Il culto dell’efficienza. Dobbiamo trarre il massimo da ogni persona, da ogni macchina e da ogni organizzazione. Ciò che viene prodotto, sia che serva ad un fine utile oppure no, non ci riguarda. 

L’imperativo tecnologico. Qualsiasi cosa che può essere fatta, deve essere fatta. Se può essere fatta o prodotta, può anche essere venduta, e se sarà venduta ne otterremo dei vantaggi sia per noi che per l'economia.

Razionalità economica. Il valore di qualsiasi cosa, compreso quello degli esseri umani, può essere calcolato in termini di moneta. Quello che ognuno vuole è diventare ricco, il resto è futile conversazione o semplice pretesa.

Il futuro non è affar nostro. Perché dovremmo preoccuparci del bene delle prossime generazioni? Dopo tutto, che cosa hanno fatto per noi le prossime generazioni?
E' come se l'uomo moderno lottasse per sopravvivere in mezzo ad una giungla. Egli è pronto a partire per difendere il suo Paese solo perché questo deve sopravvivere nella giungla mondiale; perseguendo fini di guadagno materiale, ritiene di poter beneficiare anche gli altri; ha fiducia in forze invisibili preposte ad assicurare la giustizia; venera l'efficienza; è pronto a fare, vendere e consumare praticamente ogni cosa; respinge tutto ciò che non è valutabile in termini di denaro o che non abbia una resa immediata; ama i bambini, ma è indifferente alle condizioni che lascerà in eredità alla loro generazione.
Ci siamo emancipati dalle condizioni nelle quali per milioni di anni hanno vissuto i nostri padri ed i nostri nonni. Ciò nonostante, continuiamo ad ostinarci nell'illusione neolitica di un ambiente infinito ed inesauribile, nel mito moderno della razionalità e dell'appropriatezza della caccia egoistica ed inesorabile all'interesse personale ed istituzionale.

I nuovi imperativi

Che ne siamo consapevoli o no, vasti processi sistemici tengono sotto controllo lo sviluppo della società e lo stesso avviene anche nell'ambito della natura. Le nuove scienze dei sistemi complessi e dell'evoluzione ci mostrano che, indipendentemente dalla loro natura, i sistemi complessi evolvono in base ad una logica di fondo propria.
Questa evoluzione, pur essendo imprevedibile, non è casuale, ma implica una direzione fondamentale: una probabilità che, seguendo qualsiasi trasformazione di base, farà sì che accadano certi tipi di situazioni e di condizioni.
Oggi viviamo in un'epoca di soglie critiche e quindi anche di trasformazioni basilari. Per conseguenza, la conoscenza della dinamica dei processi evolutivi diviene un elemento assai pertinente. Scegliere il sentiero evolutivo per un sistema più equo ed umanamente più utile rientra nelle nostre possibilità e capacità. Intraprendere un simile sentiero richiede il riconoscimento di efficaci "indicatori stradali" per il pensiero e per l'azione - la vera necessità dei giorni nostri.
Pensare globalmente ed agire responsabilmente, creare una nuova cultura per le imprese, elevare i punti di vista dei governi, rispettare un codice morale per l'ambiente, determinare inter-esistenze culturali, sviluppare la nostra consapevolezza nei confronti delle reali dimensioni del globo sono le nuove necessità, obblighi o imperativi.

Pensare globalmente, agire responsabilmente

Il beneficio del pensare globalmente non è quello di ottenere un catalogo di progetti pronti per fare le proprie scelte in qualsiasi circostanza, ma piuttosto di acquisire la prospettiva idonea a fare delle sagge scelte individuali. Pensare globalmente significa vedere la foresta e non semplicemente degli alberi.
Colui che non è capace di pensare globalmente vede unicamente alberi. Nel caso del Brasile, ad esempio, vede gli alberi della foresta e la necessità del Governo brasiliano di avere un cambio vantaggioso con l'estero; vede la necessità di dar lavoro agli operatori con le ruspe e agli allevatori, la necessità di un cargo per un trasportatore, e concessionari di hamburger bisognosi di carne.
Una persona che pensa in maniera globale, invece, vede il quadro intero. Vede che la scomparsa degli alberi nella foresta pluviale provoca la perdita dello strato superficiale del suolo, un fatto che conduce ad un cambiamento climatico a sua volta causa di desertificazione e di perdita di ossigeno. Si rende conto che tutto ciò produce un circolo vizioso che, a lungo andare, finirà per distruggere anche lui stesso ed ogni cosa a lui collegata. Il pensiero globale non si estende solo alla vasta portata del pianeta, ma illumina ogni aspetto dei nostri stili di vita. Esso indirizza ad un modo responsabile di mangiare, di vivere, di lavorare e di consumare energie, prodotti finiti e materie prime.
L'essenza dell'agire responsabile è racchiusa nella frase seguente: VIVI IN MANIERA TALE CHE ANCHE GLI ALTRI POSSANO VIVERE. Questo va oltre il noto principio di non interferenza "vivi e lascia vivere": il principio classico è antiquato. Lasciar vivere le persone in qualsiasi modo esse vogliano in un mondo interdipendente, affollato ed in continua crescita, non è una scelta auspicabile: i ricchi ed i potenti potrebbero consumare una parte sproporzionata delle risorse del pianeta e quindi impedire l'accesso a risorse vitali per gli altri.
Un'azione responsabile nel mondo di oggi richiama l'imperativo categorico di Kant: "agisci in maniera tale che ogni nostra azione possa essere ripetuta da tutte le persone senza scontrarsi con i limiti del benessere umano su questo pianeta".
La responsabilità dell'agire richiede cambiamenti nel modo con cui la maggior parte delle persone attualmente agisce. Le classi privilegiate della società vivono tuttora in un modo che gli strati meno privilegiati della società non potrebbero ripetere: il pianeta non ha né le risorse né la capacità di consentire a tutte le persone di guidare macchine private, vivere in case separate, seguire una dieta a base di carne, usare una miriade di aggeggi e di congegni per seguire uno stile di vita da ricchi. Ma anche ai meno privilegiati sono richiesti dei cambiamenti: a loro volta, essi devono smettere di emulare - o aspirare ad emulare - lo stile di vita dei ricchi.
Non basta che i Nordamericani, i Giapponesi e gli Europei riducano l'inquinamento provocato dalle industrie, dalle abitazioni, dai mezzi di trasporto e facciano grossi tagli sul consumo energetico, se i Cinesi ed il resto dei popoli in via di sviluppo continuano a bruciare carbone per ricavarne elettricità e legna per cucinare, ad imbastire politiche economiche da classica era industriale e ad acquisire l'esempio e le abitudini consumistiche dei Paesi occidentali. "Vivere in maniera tale che anche gli altri possano vivere" richiede responsabilità da parte di tutti: non soltanto da parte dei privilegiati e non soltanto da parte dei popoli.

Creare una nuova cultura imprenditoriale

Un modo aggiornato di pensare e di agire responsabilmente da parte degli individui è uno degli imperativi del nostro tempo; un altro riguarda il comportamento di interi gruppi ed istituzioni. Circa quest'ultimo le azioni e le strategie delle imprese commerciali rivestono una particolare importanza. Le imprese commerciali non obbediscono a regole imposte da fonti esterne, a meno che non siano avallate da sanzioni legali e economiche, ma sono piuttosto i loro stessi managers a stabilire i codici che poi guidano il comportamento imprenditoriale. Questi codici fanno parte della cultura di sviluppo delle imprese. La classica cultura imprenditoriale dell'età industriale è divenuta obsoleta. I suoi punti forti erano il profitto e la crescita basati sulla premessa che il commercio del commercio è semplicemente il commercio. Buoni prodotti e servizi si venderanno da soli, e, nel caso che ciò non avvenga, sarà la ricerca di mercato a far sì che si crei la domanda adatta. Se l'impresa uscirà con prodotti buoni e vendibili, il suo profitto e la sua crescita aumenteranno, e ciò esaudirà ogni pur ragionevole domanda circa il suo comportamento. Questo non è più vero. Oggi c'è bisogno di una visione ampia e di una forte responsabilizzazione in relazione allo sviluppo ed alle tendenze sociali ed ambientali. I managers devono far fronte a condizioni economiche sempre meno prevedibili, sviluppare una flessibilità sufficiente a consentire l'uso delle nuove tecnologie man mano che esse si presentano, permettere alle loro imprese di intraprendere nuovi ambiti di attività e di abbandonare i vecchi, per tenere dietro ad una crescente diversità di partners e di concorrenti.
Produttività, qualità, puntualità e orientamento nel servizio non sono i soli requisiti per la competitività nell'ambiente commerciale moderno. Un altro requisito riguarda una cultura imprenditoriale investita di etica e di responsabilità.
Le analisi di mercato fatte in America, Europa e Giappone indicano che i livelli di etica, di impegno morale e di grande adempimento nei confronti dell'ambiente sono elementi chiave di competitività nei mercati dominati dalla tendenza verso un alto valore percepito ad un prezzo inferiore. Le soddisfazioni del consumatore in termini di valore percepito non richiedono solo un processo di produzione con difetto zero, un marketing efficiente, un costo minimo ed un servizio a pieno raggio, ma anche una chiara e manifesta posizione della società in ciò che riguarda questioni importanti per i suoi.
Le semplici rivendicazioni di pubblica relazione e le soluzioni produttive di superficie non sono sufficienti. Il mondo dei consumatori sta diventando assai ben informato e consapevole della responsabilità delle imprese produttive e commerciali nei confronti della società e dell'ambiente.
Negli Stati Uniti, più del 40% dei consumatori indica che, quando la qualità e il prezzo sono comparabili, la loro scelta è influenzata dai punti che le compagnie ritengono per loro sinceramente importanti.
Un'impresa capace di assicurare una redditività sostenuta e una significativa versatilità nella varietà del mercato ha una visione di lunga e ampia portata, sviluppa operazioni capillari ed attua un determinato atteggiamento verso i problemi sociali ed ambientali attuali ed emergenti. Inoltre, vi incidono responsabilità etica, impegno morale ed efficienza di comportamento.
I managers che avranno successo in futuro saranno coloro che creeranno, insieme ai loro collaboratori, una cultura efficace ed etica, per condividerla con i clienti, i partners e persino i concorrenti. Nel nostro sistema mondiale socio-economicamente ed ecologicamente integrato ed interdipendente, soltanto imprenditori responsabili saranno capaci di dirigere o persino di sopravvivere.

Ampliare le prospettive dei governi

Oggi gli stati-Nazione, come pure le società di affari, non possono più essere amministrati in base a strategie fondate esclusivamente su una visione interna. Come la visione dei managers richiede di essere estesa dalle funzioni della loro società ad una relazione e ad un ruolo coerenti con l'ambiente globale, così le prospettive dei politici hanno bisogno di elevarsi dal livello dei propri Stati a quello di una comunità mondiale interconnessa ed interdipendente.
Ampliare le prospettive dei governi non è una proposta utopica: le costrizioni sono dovute al mito della sovranità dello stato-nazione e non alle limitazioni radicate nella natura delle persone o nelle strutture della società.
Per rappresentare efficacemente gli interessi delle persone, sia attuali che a lungo termine, i governi hanno bisogno di trasferire i poteri corrispondenti concernenti i processi decisionali e gli adempimenti ad organizzazioni regionali federalizzate e ad enti globali.
In un mondo complesso ed interdipendente l'efficacia e l'efficienza sono connesse all'ampia rete delle strutture di cooperazione. Questo principio vale sia nel mondo della politica che nel mondo degli affari.

Adottare un codice di etica ambientale

Per poter assicurare la sostenibilità dell'ambiente in un mondo dove prevale la competizione dell'"occhio per occhio, dente per dente" ed il miope interesse personale, è necessario proporre codici etici che siano da tutti accettabili per il comportamento nei riguardi dell'ambiente. I codici etici non sono leggi, bensì "insegne stradali" informali: essi stabiliscono le norme per un comportamento umanamente e socialmente desiderabile. Tradizionalmente, sono state le grandi religioni del mondo a stabilire i codici per la pubblica moralità. Ci sono gli esempi dei Dieci Comandamenti degli Ebrei e dei Cristiani, le condizioni per i fedeli dell'Islam, le regole dei corretti mezzi di sussistenza dei Buddhisti. Ma oggi il progresso della scienza ha diminuito il potere delle dottrine religiose basate su un codice morale di comportamento. Nonostante che la scienza abbia preso il posto della religione quale fonte di autorità, gli scienziati non hanno ancora stabilito un'etica adatta a fare da fondamento per autorevoli codici morali. Ora, all'alba del nuovo millennio, l'esigenza di attuare ciò sta diventando una necessità riconosciuta da molti. Non soltanto il Parlamento delle Religioni, riunitosi a Chicago nel 1993, rimarcò che "non ci sarà nessun ordine globale migliore senza un'etica globale", ma anche l’Unione degli Scienziati Impegnati manifestò la stessa opinione. "C'è bisogno di una nuova etica" fu proclamato nella dichiarazione firmata nell'aprile dello stesso anno da 1670 scienziati di 71 nazioni - un'etica che "deve motivare un grande movimento, convincere leaders, governi e persone riluttanti ad effettuare su loro stessi i cambiamenti necessari."
Sta emergendo un consenso generale significativo in relazione ai codici etici riguardanti le responsabilità ambientali che dovrebbero mirare alla condizione-base: la sostenibilità. Affrontare questa condizione-base significa sottoporre alla cartina di tornasole della consapevolezza ecologica i progetti, le strategie ed i comportamenti avanzati da capi, da governi e da gran parte del pubblico. In ogni caso, un codice ambientale significativo dovrà non soltanto fissare i processi di sviluppo più consoni all'attuale livello, ma anche permettere e promuovere l'evoluzione di quest'ultimo, e ancor più: avere cura di non promuovere processi di sviluppo che siano suscettibili di andare oltre i limiti delle condizioni biosferiche essenziali alla vita ed al benessere umano.
E' urgente ed importante che il comportamento - tanto individuale quanto istituzionale - venga informato da un'apposita commissione su quali possano essere le condizioni favorevoli e durature. La mancanza di azioni consapevolmente orientate potrebbe causare un rapido e forse irreversibile deterioramento delle condizioni biosferiche. Le terre agricole potrebbero sgretolarsi, l'assetto climatico potrebbe diventare ostile, micro-organismi incompatibili con l'essere umano potrebbero proliferare e tutta una serie di catastrofi ecologiche potrebbe insorgere. Al contrario, un comportamento guidato da un codice che abbia per fine la stabilità dei processi naturali, in conformità con un livello favorevole all'essere umano, potrebbe creare un equilibrio sostenibile tra lo sviluppo sociale ed economico ed i sistemi di "sostegno vitale" naturali che sono essenziali per la vita ed il benessere dell'umanità.

Vivere tra le diversità culturali

Esistono molte culture viventi, le quali, nonostante siano esposte ad un modello di vita unico e perciò al rischio del livellamento, si differenziano tra loro per valori, punti di vista a visioni dell'uomo e del cosmo. Questa diversità è responsabile degli atteggiamenti e dei comportamenti delle persone di ogni cultura, e le relazioni dell'intero mondo multiculturale sono modellate dall'impatto di ciascuna cultura su tutte le altre.
Chiaramente, ogni cultura ha la necessità e il diritto di svilupparsi rispettando le proprie radici e tradizioni, crescendo verso i valori e le visioni che consentiranno alle proprie genti di vivere in armonia sia con le altre culture che con la natura. Questa è l'esigenza principale. La Pace nel mondo è minacciata più dallo scontro tra culture che da Stati-nazioni intransigenti. In mancanza di tale sviluppo, le società della sfera culturale occidentale potrebbero trovarsi in testa nel confronto con l'Islam, i Cristiani Ortodossi, i Giapponesi, i Cinesi, i Latino - americani ed altre culture che hanno valori e visioni diverse da quelle della Cristianità occidentale.
Ora, lo scenario tra "l'Occidente e il resto" non è la sola possibilità. Le differenti culture del mondo hanno un interesse comune per quanto concerne l'argomento ambiente e per una moltitudine di altri problemi. Le conseguenti relazioni tra le culture hanno perciò bisogno di essere permeate dalla logica della coerenza e della partecipazione, piuttosto che dalla logica della pura tolleranza.
La logica partecipante è inclusiva, piuttosto che esclusiva; sostituisce il gioco basato sul principio del "tutto o nulla" tipico degli avversari ("io vinco, tu perdi"), con quello a "totale positivo"(io vinco, tu vinci"), tipico dei partners. Finché i giocatori vedono il proprio interesse nella contrapposizione, la vincita di uno vuol dire la perdita dell'altro. Ma quando i giocatori percepiscono di essere partners che perseguono mete sopraordinate, allora giocano in modo che la vincita di uno sia anche la vincita dell'altro.
Esistono molti di questi giochi a "totale positivo": i principali sono la pace e la sicurezza, la pianificazione familiare, lo sviluppo economico ed un ambiente sano. Per poterli realizzare bisogna eliminare per prima cosa le armi nucleari, biologiche, chimiche e tutta una serie di armi letali convenzionali, per creare un sistema che mantenga la pace; avere meno bambini in popolazioni con rapida e crescente fertilità; condividere le capacità, le tecnologie ed i capitali con i partners più poveri e meno sviluppati; investire nell'educazione, nella comunicazione, nello sviluppo delle risorse umane come pure nella costruzione di infrastrutture economiche e sociali di base; rispettare gli equilibri e le soglie vitali all'integrità della natura.

Sviluppare la nostra coscienza

Se dobbiamo affrontare i problemi attuali e dei prossimi anni, la nostra coscienza e quella della prossima generazione dovranno elevarsi dalla dimensione centrata sull'ego-nazione ad una dimensione centrata in senso planetario e globale. A questo riguardo la strada da percorrere è ancora molto lunga. In molte società, la coscienza dominante è cinta da uno strato di egocentrismo, di errato nazionalismo, di sciovinismo culturale. Il risultato è la persistenza di una ristrettezza mentale, sociale e politica.
Sviluppare una coscienza mentale più appropriata non è poi così arcano come potrebbe sembrare: quando le persone cominciano ad avvertire che il nucleo del sistema in cui finora hanno creduto si converte in una minaccia per esse e per il futuro dei loro figli, allora cercano idee, valori e fedi alternative, e questo è appunto ciò che sta succedendo. L'incremento della violenza all'interno delle città, l'impulso verso l'anarchia e l'impotenza delle misure poliziesche e militari nell'affrontare tutto questo, la dissoluzione del contratto sociale tra il lavoratore e la comunità, l'estendersi della tossicodipendenza e dei culti pseudo-spiritualistici, l'aumento dei disoccupati e dei senza tetto, sono tutti segni di un declino che non mancherà di lasciare traccia su ciò in cui le persone credono e che considerano prioritario. Uomini e donne, giovani e persone di tutte le età che siano dotati di mente aperta si pongono un numero crescente di domande sui miti costituiti:
- "Coloro che sopravviveranno saranno necessariamente i più forti". Non potrebbe essere, invece, che i destinati a sopravvivere siano i più saggi?
- "E' ancora vero che l'efficienza risiede nella massima produttività da parte di persone e di macchine". Non potrebbe essere, invece, che l'efficienza consista nel produrre beni e servizi utili all'essere umano ed alla società?
- "I nostri problemi sono risolti in modo migliore da esperti che conoscono la propria specialità ma sanno poco o niente di altre cose". Non potrebbe essere, invece, che i veri "esperti" del nostro tempo siano le persone dotate di sano apprezzamento dell'essere umano nell'ambiente sociale e naturale?
- "La competizione è sempre stata la strada maestra per il successo". Non potrebbe essere, invece, che sia la cooperazione a produrre i risultati migliori?
"L'accumulo di ricchezza e di beni materiali acquisibili con il denaro è il vero segno del valore di una persona". Non potrebbe essere, invece, che i veri segni dell'eccellenza umana siano alcune qualità impossibili da comprare con i soli soldi, come la gentilezza, la saggezza e l'amore? E non potrebbe essere che i valori femminili di base come allevare, amare e creare siano i migliori antidoti contro l'indifferenza, l'egocentrismo e l'aggressione cronica prevalenti al giorno d'oggi?
I movimenti che cercano di rispondere a queste o a simili domande stanno emergendo in notevole quantità. In tutto il mondo si stanno attivando migliaia di organizzazioni, impegnate a convertire le intuizioni emergenti nel campo sociale, imprenditoriale e spirituale in progetti pratici rivolti alle comunità lontane dai centri di potere, ai media e anche al commercio ed alla politica.
La società è in fermento: una nuova coscienza sta emergendo in corrispondenza dei suoi margini creativi. Ma fino a che punto questi movimenti potranno influenzare, e a che velocità si espanderanno? Saranno abbastanza potenti da raggiungere il centro della ribalta ed avere impatto sul modo di vivere dei più e sulle decisioni prese dagli imprenditori e dai governi?
Nonostante che la situazione sia piena di speranze, la risposta non è chiara. Aiutare ad articolare e ad espandere la coscienza emergente nella politica, nel mondo degli affari e nella società è il fine più importante e degno delle migliori menti odierne.
Abbiamo bisogno di un'altra missione Apollo, non sul piano tecnologico ma sul piano culturale. Le sorgenti perenni e più profonde che hanno sempre nutrito la creatività di artisti, scrittori, uomini e donne, devono essere mobilitate. Nella grande arte e nella letteratura, nelle fondamenta più profonde della sfera spirituale, c'è amore e solidarietà per i nostri simili ed empatia con la natura. In quel campo esiste una ricchezza di interiorità che va ben al di là della retorica superficiale per rivolgersi alla sostanza del sentimento più profondo e dell'intuizione più chiara.
Persone creative in tutte le sfere della cultura contemporanea potrebbero insegnare ai nostri occhi a vedere, alle nostre orecchie a sentire, alla nostra mente a recepire le nuove realtà che i nostri tempi di cambiamento vanno svelando. Il loro messaggio potrebbe penetrare oltre i nostri cervelli per raggiungere i nostri cuori.
La posta in gioco è alta. Senza un'evoluzione della nostra coscienza individuale e collettiva, è improbabile che si possa scongiurare l'approfondirsi dei conflitti economici, sociali e culturali e dei collassi ecologici. Ma con lo sviluppo della nostra coscienza dell'egocentrismo verso una coscienza globale e planetaria noi saremmo in grado di avere un panorama reale, in base al quale combinare la crescita della nostra sofisticata tecnologia con una maturità morale ed emotiva più profonda e con una visione più adatta.

Il modo di vedere

Non c'è dubbio che la scienza sia diventata nella mente dei più, se non la più importante, una tra le più importanti forze modellatrici del mondo. Il potere atomico, i viaggi spaziali ed intercontinentali, le medicine miracolose e le comunicazioni immediate sono tutti risultati della scienza che modellano fin dalle basi il mondo in cui viviamo. Ciò avviene attraverso la visione che noi abbiamo di noi stessi e dell'universo.
Che ce ne rendiamo conto o meno, questa visione influenza le nostre percezioni, colora i nostri sentimenti ed ha un impatto sul giudizio del valore individuale e del merito sociale. Prende parte alla direzione delle emozioni, dei valori, delle idee e delle ambizioni che formano la nostra coscienza.
In questo periodo di sfide d'epoca, non si può ignorare la visione del mondo offerta dai più recenti sviluppi scientifici. Essa ha bisogno di partecipare al quadro mondiale e deve essere sostenuta dal mondo degli affari e dai capi politici, da personalità dei media, da opinion makers, da donne e uomini operanti in ogni settore della vita.
Oggi tutto ciò non si verifica. L'odierna visione scientifica "ufficiale" è obsoleta e fuorviante. In essa la scienza fornisce un quadro disumano del mondo, un quadro arido ed astratto, ridotto a soli numeri e a formule prive di sentimento e di valore, di cuore o di anima. L'universo è un meccanismo senz'anima e la vita in esso è semplicemente un accidente casuale. Le caratteristiche peculiari alle specie viventi sono il risultato di una successione di eventi accidentali nella storia dell'evoluzione biologica della Terra. Le caratteristiche degli stessi individui umani sono dovute a combinazioni fortuite dei geni con i quali sono nati. La psiche, d'altra parte, è dominata da impulsi elementari aventi per scopo l'autogratificazione. Se le persone non avessero timore delle ripercussioni sociali e non fossero controllate da imposizioni familiari e sociali fissate nel loro inconscio, ucciderebbero e ruberebbero, commetterebbero incesti e si abbandonerebbero alla promiscuità sessuale. Per la verità, essi si impegnano solo per il loro interesse, rimanendo indifferenti per tutte quelle cose che vanno oltre il loro corpo e l'ego che abita in esso.
La vera visione della scienza è molto diversa. Le ben note concezioni di Newton, Darwin e Freud, che sono le sorgenti principali della visione tuttora dominante per ciò che concerne l'uomo e l'universo, sono state superate da nuove scoperte. Alla luce di intuizioni emergenti, l'universo non si presenta più come un aggregato di pezzi di materia inerte, priva di anima e di vita; la contrario, essa assomiglia molto di più ad un organismo vivente che ad una morta roccia. La vita non è un accidente casuale, e gli impulsi fondamentali della psiche umana sono ben lungi dall'esaurirsi in quelli di natura sessuale o autogratificante. Nelle nuove concezioni non esiste una divisione categorica tra il mondo fisico, il mondo della mente e della coscienza. Nuovi campi della ricerca collegano sfere disciplinari che fino ad oggi erano separate, i programmi di ricerca interdisciplinare scoprono l'evoluzione dei grandi cicli della natura. Materia, vita e mente sono elementi compatibili in un processo totale di grande complessità, obbediente in ogni caso ad un disegno coerente ed armonico.
 
Il nuovo mondo delle scienze: cambiare i punti di vista circa la natura della materia e della vita

La natura della materia - Quanto è stato pubblicato circa gli ultimi sviluppi della nuova fisica mostra che la materia non è l'elemento primario dell'universo, ma qualcosa di secondario emergente dal campo punto zero del "vuoto quantistico": il quasi-infinito oceano di energia virtuale che riempie lo spazio-tempo.
 
La natura della vita - Quanto è stato pubblicato circa gli ultimi sviluppi della nuova biologia mostra che la vita non è il risultato di una serie di accidenti casuali e che ciascun organismo non è un'entità separata: organismi e specie sono elementi interconnessi nell'evolvente tessuto della vita in seno alla biosfera.

Intuizioni emergenti sul potere della mente

Quanto è stato pubblicato circa le ultime scoperte negli importanti campi disciplinari dell'antropologia culturale, della storia delle culture, della psicologia transpersonale, della parapsicologia sperimentale e nel nuovo campo della ricerca sulla coscienza, suggerisce che "la nostra mente, lungi dall'esaurirsi nei processi neuronici che si verificano nella materia grigia racchiusa nel nostro cranio, è un ricevitore a banda ampia ed un potentissimo processore di informazioni." Le informazioni ricevute hanno origine non solo dal nostro corpo, ma anche in ampie regioni del mondo che ci circonda. Questo flusso trascende i normali limiti dello spazio e del tempo; il "qui" e l' "adesso" si fondono con altri luoghi e tempi distanti. Com'è stato già intuito attraverso le ere da mistici, profeti e persone particolarmente sensitive, la mente conscia rappresenta per noi uno strumento inaspettatamente potente: una vera finestra sul mondo.

Il sentiero creativo dell'evoluzione umana

I valori e le convinzioni che la nostra generazione ha ereditato dai padri e dai nonni sono superati: essi non sono più in grado di funzionare per noi e per i nostri figli.
Non possiamo più basare i nostri valori e le nostre direttive sugli stessi miti e convinzioni che hanno modellato il mondo occidentale, perché ciò non farebbe altro che allontanarci dalla soluzione dei nostri problemi. Per il nostro comportamento abbiamo bisogno di fondamenta che siano degne di fiducia. Espresso in termini chiari: i concetti e le teorie sviluppate dalle nuove scienze ci offrono queste fondamenta. Secondo i più aggiornati punti di vista scientifici, lo spazio ed il tempo uniti costituiscono lo sfondo dinamico dell'universo osservabile; la materia intesa come base fondamentale della realtà sta scomparendo, ritirandosi di fronte all'energia; campi continui stanno sostituendo particelle separate come elementi-base di un universo bagnato di energia. L'universo è un tutto senza cuciture, sviluppatosi nel corso di innumerevoli periodi cosmici e culminante in condizioni tali da permettere che la vita, e poi la mente, emergessero.
La vita è una profonda struttura di relazioni che evolve per conto proprio, connettendo ed integrando una miriade di elementi differenti. La biosfera è nata nell'utero dell'universo, la mente e la coscienza sono nati nell'utero della biosfera. il nostro corpo è parte della natura ed in risonanza con la struttura della vita su questo pianeta. La nostra mente è parte del nostro corpo, in contatto sia con altre menti che con il resto della natura.
Nulla esiste indipendentemente dalle altre cose, la coerenza regna ovunque sovrana. L'armonia cosmica è onnipervadente.
Questa è una visione potente, potente come qualsiasi mito del passato, però rispondente alla nostra epoca. E' anche più attendibile, frutto di attenta osservazione e di accurati esperimenti. Tuttavia la maggior parte delle persone rimane sotto l'influenza dei miti e delle illusioni ereditate dalle precedenti generazioni, conducendo perciò vita egocentrica e proteggendo i propri interessi come se questi fossero diversi o persino contrari agli interessi del mondo che li circonda. La conseguenza di ciò comporta una competizione secondo "occhio per occhio, dente per dente", lo sciovinismo, l'egocentrismo, l'intolleranza per le differenze culturali e razziali, l'insensibilità nei confronti della sofferenza e della privazione, dell'alienazione e della solitudine, nonché l'assoluto disinteresse per i processi e gli equilibri naturali.
Si può adottare una visione migliore e più attendibile, una coscienza nuova e più evoluta. Tale visione determinerebbe nuove valutazioni di considerazione e di rispetto per la natura; profonde sollecitudini umanitarie ed ecologiche; il riconoscimento che le differenze tra i popoli - dal lato sia sessuale che della razza, del colore, della lingua, delle convinzioni politiche e dei credi religiosi - equivalgono più ad un arricchimento che ad una minaccia; il rendersi conto che non si può fare nulla alla natura senza farlo simultaneamente anche a noi stessi; e la percezione che le altre persone - si tratti sia di vicini di casa, sia di persone che abitano in parti lontane del mondo, sia di generazioni che devono ancora nascere - non sono separate da noi ed il loro destino non è una questione che possa essere trattata con indifferenza.
Purtroppo, nelle società dell'Occidente ed in quelle occidentalizzate, le intuizioni che danno non solo credito, ma anche sostanza a tali visioni, sono tagliate fuori dalla razionalità che le qualifica come fantasie infantili, o, peggio ancora, nel caso che esse persistano, come prodotti di una mente sconvolta. La scuola e la famiglia contribuiscono a far dimenticare ai loro figli i sogni e le immagini che tendono ad altre persone, all'umanità ed alla natura. Nella vita degli adulti, la pressione della vita quotidiana e la competizione non lasciano spazio ad empatie, che appaiono come stupidi sogni ad occhi aperti. Durante gli ultimi tre secoli la civilizzazione occidentale si è spogliata dei sentimenti di unità con la natura e di compassione per l'umanità. Persistendo nei miti che il mondo del XX secolo ha creato, si determinerà il declino e quindi il collasso di questo mondo. Non possiamo sopravvivere così come siamo, dobbiamo cambiare.
Una comprensione più ampia della visione emergente della scienza significa anche che una nuova coscienza dovrebbe coinvolgere la mente dei popoli. Questa, comunque, non è la sola strada, e ci possono essere altri modi per realizzare questo fine. Tutto il campo della creatività culturale ne è implicato. L'Arte, la Letteratura, la Religione e gli ambiti delle Esperienze Spirituali sono tutte forze in grado di aiutare le persone ad affrontare questa sfida della nostra epoca.
L'Arte non è limitata ai musei, alle gallerie ed alle sale dei concerti, ma è onnipresente nella società. Modella le città e i disegni urbani attraverso l'architettura, penetra nei cuori attraverso la musica; intrattiene, sfida ed informa attraverso la letteratura, la radio, la televisione, il teatro ed il cinema. E' la creatività umana per eccellenza.
Nonostante i suoi diversi modi di espressione e i criteri divergenti, essa viene nutrita dalla stessa sorgente fondamentale della scienza: la penetrazione dell'esperienza umana nella natura. La grande arte conduce alla profonda comprensione della condizione umana, alla relazione che lega ognuno di noi all'altro ed all'ambiente vitale e ci socializza nel mondo in cui viviamo. Raggiungere il potenziale totale dell'arte potrebbe essere cruciale per il nostro futuro comune.
Con una rinnovata ricerca per un profondo significato nella società, anche l'esperienza nel campo spirituale guadagnerebbe nuova importanza. Oltre la razionalità, e persino oltre le esperienze estetiche, c'è spazio e senz'altro necessità di esperienza spirituale profonda. Le persone sentono la necessità di percepire la connessione con le altre persone e con la natura, e di sperimentare l'unione con qualcosa che è più ampio di loro stessi.
Come notò William James, l'esperienza religiosa nella sua forma più profonda e più pura trasmette tale intuizione. Rifocalizzate e spogliate da incrostazioni dogmatiche, le grandi religioni potrebbero adempiere al ruolo implicito nel loro nome: re-ligare, legare insieme. Gli esseri umani hanno bisogno di sentirsi legati l'uno all'altro e all'intera creazione da vincoli liberi e profondi. Non si adotta un punto di vista mondiale, un nuovo mito, con tutte le percezioni e tutti i valori ad esso connessi, nel medesimo modo in cui si cambia una camicia, ossia mettendola sullo stesso corpo stanco. Il tenore di base della propria esperienza cosciente viene coinvolto; e, diversamente dal nostro corpo, possiamo trasformare la nostra coscienza.
Agire in questo modo su larga scala significa porre la condizione di base per cominciare una nuova grande avventura della vita umana e della civilizzazione su questo pianeta.

Una nota sul club di Budapest

Il Club di Budapest è stato fondato in seguito alla constatazione di una urgente necessità per lo sviluppo di una coscienza nuova e più adeguata. In quanto associazione informale di eminenti artisti, scrittori e persone spirituali ed individui creativi provenienti da tutte le sfere, il Club mette a fuoco la creatività umana incarnata nei suoi Membri come esempi significativi della nuova coscienza e cerca di stimolare le menti delle persone investite di potere decisionale e del pubblico in generale. A questo proposito, il Club sta intraprendendo una serie di iniziative e di attività nella sfera dell'informazione pubblica, nell'arte, nel campo spirituale, nei media, nell'etica e nel mondo degli affari e della politica. I suoi Membri, coordinatori, amici ed associati si dedicano alla proposta che la promozione e la facilitazione dell'evoluzione di una nuova coscienza sia vitale per il nostro benessere individuale e collettivo, e anche per il futuro della vita su questo pianeta.

Fonte:
 

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