21/04/2006 Conservazione  
L'Ecologia Profonda e la conservazione. Il Lupo: storia di una persecuzione

“Mentre state leggendo queste parole, branchi di lupi stanno correndo a lunghi balzi attraverso le foreste e nelle lande selvagge dell’America settentrionale. Fiutando il vento, cacciano e giocano, si nutrono e riposano, proprio come hanno fatto i loro antenati per milioni di anni. Ce ne sono ancora migliaia di esemplari, selvaggi come le immense regioni in cui vagano......
Il lupo, Canis lupus, un tempo era il mammifero terrestre più ampiamente distribuito nel mondo, e si poteva trovare in tutto l’emisfero settentrionale, ovunque fossero presenti i grandi mammiferi che è in grado di cacciare. Ora la specie è estinta, o quasi, in gran parte del suo habitat naturale....” (Savage, 1989).

In nessuna epoca storica v'é mai stata cultura umana in cui la convivenza con il lupo non abbia dato luogo a forme di spietata persecuzione del vituperato animale. Questo formidabile carnivoro, fiero e selvaggio, non è, per sua sventura, nella condizione di sottrarsi alle vessazioni umane al punto che, se volessimo emblemizzare la violenza che l'uomo esercita sulla natura, dovremmo assumere a riferimento la drammatica vicenda esistenziale del lupo. Oggetto di universale odio, il lupo è stato considerato in ogni epoca, nemico da distruggere con qualsiasi mezzo, quale le fucilate, l'avvelenamento, l'impiccagione o anche mediante la crudelissima, lunga agonia provocata dalla indicibile spietatezza delle trappole.
L'inevitabile esito di un siffatto rapporto conflittuale instaurato dall'uomo a danno del lupo è stata la scomparsa di quest'ultimo da molti territori che gli erano propri.
Circa l’annientamento dei lupi, emblematico, tra tutti, fu il vero e proprio genocidio attuato nella “democratica” America dove nell’ ’800 e nella prima parte del secolo scorso, fu messo in atto una delle più feroci campagne di sterminio verso questa specie. Prima di ciò il lupo era presente in tutti gli stati, anche capillarmente, ma l’ignobile macchina “da guerra” dei cacciatori e degli allevatori, attuò con tutti i mezzi possibili, una vero e proprio “rastrellamento” nazionale il cui risultato finale fu quello di ottenere in oltre il 95% del territorio la totale estinzione della specie. Praticamente ad uno ad uno furono uccisi tutti i lupi (e sorvegliamo sulle metodiche). Questo ignobile atto dello stato americano, sia preso da simbolo e da monito, di come l’uomo ha sempre profondamente odiato quello splendido animale selvaggio che è il lupo!

Assieme all'orso bruno, il lupo è il più forte predatore presente in Europa: si giova di muscoli potenti e resistenti, è agile, ha vista acuta e odorato finissimo; la naturale vocazione alla vita di branco gli consente di adottare tecniche di caccia mediante le quali può abbattere prede più grandi di lui, anche se è bene ricordare che più del 90% dei tentativi di predazione va a vuoto. La colorazione del pelo del lupo varia a seconda delle stagioni, nonché delle zone geografiche in cui vive, tanto che il suo mantello è completamente bianco nell'Artide; nelle latitudini intermedie dell'Europa il colore spazia dal fulvo macchiettato, al grigio di varie tonalità. Durante il periodo invernale il pelo è tanto più folto da far apparire il lupo più grande di quanto effettivamente sia; le sue dimensioni aumentano invece realmente man mano che il suo areale si spinge verso il Nord, al punto che un lupo d'Arabia pesa molto meno di un lupo della Siberia; un maschio adulto che vive nei Territori del Nord-Ovest del Canada, o nell'Alaska, può raggiungere pesi di 50/60 Kg., con punte di 80 Kg. (Goldman, 1944 in Boscagli, 1985). Nelle regioni appenniniche il peso dei maschi adulti è in genere inferiore ai 30 Kg. (Boscagli, 1985), con punte alquanto desuete e dubbie di 50 Kg (Boscagli, 1985).
Il lupo ha un grande areale di distribuzione, ma attualmente non ha un elevato numero di esemplari, in molte zone ridotti allo zero. E' presente in buona parte della Russia e di altri paesi dell'Europa orientale; popolazioni isolate vivono in Spagna, in Italia e Francia, non eccessivi esemplari sussistono nei paesi scandinavi, mentre popolazioni più consistenti sono presenti nell'America settentrionale, soprattutto Canada e Alaska; si incontra anche in Mongolia, nel sud dell'Arabia e dell’India. Riferendoci all’Europa occorre dire che nel passato era presente, anche in gran numero, in tutto il continente.
Il lupo svolge un ruolo ecologicamente rilevante mediante il controllo delle specie predate. ”È il predatore per eccellenza dei nostri boschi e da lui dipende tutta la catena alimentare sottostante. Si nutre di grandi prede come di rifiuti urbani (quest’ultima evenienza a simbolo dell’inarrestabile antropizzazione del territorio) e può sopravvivere a ridosso dei crinali come nelle aree periferiche delle città; è capace di coordinare un'azione di caccia assolutamente perfetta in pochi secondi e di percorrere grandi distanze a una velocità di 30 km/h, mimetizzandosi in assoluto silenzio. Plasticità ecologica: a questo dobbiamo pensare, prima ancora che ai denti affilati e agli occhi penetranti, quando parliamo del Lupo, ovvero a quella ancestrale capacità di adattarsi agli habitat e alle risorse rapidamente, a seconda delle esigenze e delle disponibilità, in nome della sopravvivenza.
Il lupo non è, insomma, un animale qualsiasi, ma un predatore straordinariamente intelligente, veloce, resistente, adattabile. È normale che, fino a un secolo fa, la gente di lui avesse solo paura e che i “lupari” ne appendessero le carcasse all'ingresso dei villaggi per poi farsi pagare dagli abitanti per il servizio di “vigilanza”. Minacciato nella sua biodiversità, perseguitato dai bracconieri, temuto dai pastori, tutelato da una legge che non sa proteggerlo davvero, amato, odiato, studiato, eppure ancora avvolto dal mistero”
(Repubblica.it inchieste, 2014 - vedi link fondo pagina). 

Incontrare il lupo in natura, parlando dell’Italia, è evento raro, mentre una volta era una circostanza alquanto più comune, anche se in senso molto relativo essendo la specie tra le più elusive del pianeta; con la sopravvenuta espansione antropica il lupo è stato confinato sulle montagne, con conseguente contrazione del numero degli esemplari. Dalle Alpi è stato comunque "scacciato" sin dal secolo scorso, mentre sopravvive con un buon numero di esemplari sull'Appennino, ristretto per lo più nelle zone boscose. Il suo incremento, dopo le grandi stragi protrattesi sino ad oltre la metà del secolo scorso (la popolazione dei lupi era scesa ad appena un centinaio), fu dovuto alla cosiddetta “Operazione San Francesco” del WWF degli anni ’70 ed ’80 che fu un successo; con l’entrata in vigore del decreto ministeriale che proibì in forma assoluta l’uccisione dei lupi, la specie cominciò, come detto, ad aumentare di numero. ”La capacità di recupero senza uguali del predatore, l'abbandono delle montagne da parte dell'uomo e il conseguente ripopolamento delle stesse da parte di cervi, daini e cinghiali, di cui il lupo si nutre, fecero il resto” (Repubblica.it inchieste, 2014). Il lupo va ricolonizzando poco per volta i territori che un tempo gli erano propri (ha rioccupato l’arco alpino occidentale e il sud della Francia, pur se in quest'ultima zona alcuni parlano di mirate reintroduzioni), anche se non dobbiamo nasconderci che le sorti di questo predatore sono ancora precarie, non solo in Italia, ma anche in molte altre zone del pianeta. In effetti il lupo, ancora largamente temuto e odiato, potrà tornare a svolgere il compito che la natura gli ha assegnato e potrà correre libero e selvaggio soltanto se le zone che va ricolonizzando potranno preservarsi dall'espansione antropica! Come ogni altra specie animale in via di estinzione, i pericoli che incombono sul lupo sono di due tipi: le uccisioni dirette (purtroppo diffusissime) e, evento che produce effetti ben più ampi ed esiziali, la manomissione dell'ambiente in cui esso vive. Noi, è del tutto evidente, stiamo dalla parte del lupo, questo vituperato predatore, millenaria vittima dell’antropocentrismo e di una bieca visione della natura. E non è un caso che la distruzione del lupo e della wilderness è andata di pari passo l’un verso l’altro senza soluzione di continuità.

Noi ci batteremo per sempre affinché nessun uomo, con la sua miserrima meschinità, arroganza e presunzione, potrà abbattere un lupo, poiché anche il lupo ha diritto a vivere secondo gli armonici ed equilibrati ritmi della natura. Ogni animale ha un proprio, sacrosanto e inalienabile posto nella natura.

Ora che in molte località si sta registrando una graduale ripresa del numero di esemplari, ci sono dei “sprovveduti” (scusateci il termine) che vorrebbero contenerne il numero con appositi abbattimenti. Questo perché “disturberebbero” il bestiame domestico!! Come se l'intruso fosse il lupo, animale selvaggio e non il bestiame domestico, quanto invece è proprio quest’ultimo ad essere un intruso nell'ambiente. E' vero che la pratica dell'allevamento è antichissima, ma è una introduzione che l'uomo ha fatto artificialmente e quindi non è certo colpa dei lupi se quest'ultimi attaccano animali allevati dall’uomo. E poi i pastori e allevatori sono abituati a voler disporre del territorio illimitatamente, senza scrupoli di convivenza con la fauna selvatica. Occorrerebbe che si attuino metodiche di allevamento "controllate" poiché essendo il bestiame del tutto domestico deve essere accudito e sorvegliato dall’uomo. Gli antagonisti del lupo lo fanno passare per uno spietato “assassino” e noi umani, che destiniamo gli armenti a macellazione, a povere vittime! C'è una certa, sottile ingiustizia in questa visione manichea del bene e del male... I lupi sono animali che seguono il loro istinto di predatori e rappresentano un patrimonio unico per la fauna italiana e mondiale. Gli allevatori hanno, come detto, solo da custodire gli animali mettendo in atto adeguate forme di prevenzione (recinzioni, cani, ecc.). Inoltre ci sono i rimborsi, che poi agli allevatori non bastano o non arrivano, è un'altra storia, perché è questione amministrativa e politica, il lupo non c’entra. La voglia di sensazionalismo a tutti i costi fa nascere paure infondate.
”Con l'aumentare dei lupi sul territorio è cresciuto dunque anche il numero degli attacchi al bestiame domestico, che in alcuni casi possono coinvolgere un elevato numero di capi. Questo conflitto è particolarmente vivo in territori nei quali l'assenza del carnivoro da quasi un secolo ha fatto sì che si perdesse la memoria della convivenza col predatore. Ma il lupo predilige comunque l'approvvigionamento presso gli allevamenti “solo in particolari situazioni” che favoriscono questo tipo di attacchi, ovvero in condizioni ambientali o di gestione non appropriate. Ma è chiaro che custodire bene un gregge comporta dei costi aggiuntivi per le aziende agrozootecniche, e questo determina un conflitto rispetto alle esigenze di tutela del mammifero.
Da qui il ritorno sulla scena dei bracconieri, che negli ultimi anni, tra cacciate, bocconi avvelenati e lacci di ferro, hanno ricominciato a dare la caccia al lupo, proprio come accadeva un secolo fa.
Per ritrovare il necessario equilibrio di convivenza tra lupo e attività zootecniche si dovrebbero adottare, come già accennato, misure gestionali indicate già da tempo, come la promozione e l’adozione da parte degli allevamenti di strumenti anti predazione efficienti e sperimentati; la promozione di una nuova e più efficace politica degli indennizzi e, infine, la piena applicazione delle norme sul randagismo”. Ormai è noto infatti che sono i cani randagi o i cani vaganti semi abbandonati dai pastori e da allevatori che sono “il problema”, e le autorità dovrebbero fare il proprio lavoro (microchippatura, sterilizzazione) anziché additare sempre il dito (il randagismo crea anche il grave problema dell’ibridazione del lupo, pur se il termine “ibridazione” non è scientificamente corretto). La proliferazione dei branchi ha portato, negli anni, a crescenti conflitti con la zootecnia, esasperando gli allevatori che sempre più frequentemente vedono le proprie pecore, capre, o cavalli attaccati dall'animale, “con danni economici che mettono a dura prova non solo la singola azienda ma tutto il settore produttivo”
(Repubblica.it inchieste, 2014).

”Ma oggi gli “assassini” dei lupi non si limitano ad ucciderli, ma arrivano finanche ad esporre le loro teste decapitate e i loro corpi fatti a brandelli.
È questo non rappresenta solo un fatto di ulteriore barbaria, ma come se si fosse rotto un equilibrio antichissimo fra natura e cultura, sopravvissuto ai grandi cataclismi delle civiltà, e ora fatto fuori da una sottocultura agripastorale in versione trash. Accade infatti, come detto, che “ignoti” fanno strage di lupi, o meglio, li decapitano, scuoiano, fanno a pezzi che poi espongono sanguinolenti sulle reti di recinzione o lungo le strade. Un avvertimento agli enti pubblici, pare, perché ripaghino i danni agli allevamenti e si decidano a rinchiudere dentro "appositi" recinti (grandi come un intero parco naturale?) i terribili predatori di allevamenti. Ma la storia insegna che fare a pezzi il cadavere nel "nemico", anche quello animale, è ben più che ucciderlo, vuol dire negarne l'esistenza alla radice, opporsi alla Natura, tout court, di cui ogni essere fa parte, lupo “cattivo” compreso. Non solo strage miserabile, insomma, ma qualcosa di peggio, il segno che la nostra cultura non sa più riconoscere la natura, e i suoi rappresentanti più tipici, gli animali, per quello che sono e mettersi in relazione con loro e rispettarli come meritano. Sempre contrassegnato da un equilibrio, che invece oggi sembra essersi perso, ma non solo. C'è una preoccupante corrispondenza fra la crudeltà gratuita di chi fa a pezzi i lupi e l'abnorme “umanizzazione cui spesso, oggi, costringiamo i nostri animali”, per esempio infilando cani e gatti (dai nomi sempre più "umani") dentro assurdi cappottini e calosce, o portandoli dallo psicologo, o magari allevando pitoni in salotto. E' come se non ci fosse alternativa: “O riesco a far rientrare un animale dentro il mio recinto, oppure lo faccio fuori, lo elimino”, e a quel punto il "come" diventa irrilevante. Posso far fuori migliaia di polli di allevamento al minuto senza battere ciglio, come, appunto, fare a pezzi un lupo che mi mangia le pecore, tanto loro non sono come me. Ma perché mai amore o rispetto per l'animale dovrebbero dipendere da quanto mi assomiglia, o si fa ridurre in schiavitù? In realtà il vero equilibrio, e in sostanza il vero segno della presunta spocchiosa “superiorità” dell'uomo, passa attraverso il riconoscimento, e il rispetto, della radicale alterità dell'animale. E però anche da una scomodissima presa d'atto: che la linea di separazione, a volte, può essere sottilissima, se non cadere del tutto, facendo anche dell'uomo un "animale". E' qui che entra in scena il lupo, e il potente fascino esercitato, fin dalla notte dei tempi, da questa ambivalente figura di predatore, feroce, ma anche gregario, aggressivo ma anche capace di proteggere e da cui deriva il cane, animale domestico più di ogni altro. Non a caso considerato “numinoso, divinatorio, la cui pelliccia sta sulle spalle degli sciamani, il cui muso allontana il malocchio, il cui dente funziona da amuleto”. Figura ambivalente, e perciò attraente, tanto da venire percepita come “il simbolo della contiguità di belva ed uomo, nostra controfigura negativa e crudele, ma tutt'altro che estranea a noi”. E' il lupo che abita il versipellis, il voltapelle, come lo chiamarono i latini, colui che ha pelo nel rovescio della pelle, protagonista della saga ultramillenaria dei licantropi. Quello con cui, per migliaia di anni, l'uomo ha saputo governare la sua pericolosa contiguità con il lupo, imparando a conoscerlo (e a conoscere se stesso) per quello che è, e perfino (in parte) ad addomesticarlo. Fino ad oggi, quando sa solo chiamare "Mario" un cane, e di un lupo fare brandelli”
(“Lupo dentro”, Repubblica.it - Archivio: M. C. Carratù, 2014).

Nel mondo ci sono troppe persone con il pensiero del “grilletto facile” (che potremmo chiamare “lupofagi”, visto che loro definiscono i protettori del predatore “lupofili” e “animalisti”) e non sprecano occasione per cercare di scaricare la loro frustrazione abbattendo lupi (o in ogni caso con l’intenzione di farlo). Questo è un problema mondiale (perché come detto l’odio dell’uomo verso il lupo è da sempre stato mondiale).
Ma poi, e la storia sembra infinita, questi nuovi “sapienti” del caso dicono, erroneamente, che l'abbattimento è necessario anche per una migliore sopravvivenza equilibrata del lupi, poiché si deve contenerne il loro numero anche nel nome della conservazione (e plaudono la “democratica” America, nella quale si stanno nuovamente abbattendo lupi, non solo per gli allevatori, ma anche, come dicono loro, per la conservazione della specie. America che, insieme alla Cina - anche se questa è un'altra questione - è il paese che inquina di più al mondo). Anche in Norvegia e Svezia, con lo stesso presupposto dell’America, si stanno nuovamente, sia pur legalmente, abbattendo lupi, ma qui il paradosso è che in questi stati ce ne sono solo qualche centinaio; evidentemente le lobby dei cacciatori e degli allevatori sono molto potenti!
Nulla di più falso! I lupi, prima che l’uomo vi mettesse le mani per annientarli e per distruggerne gli habitat, vivevano liberi e selvaggi in grandissimi numeri e si armonizzavano perfettamente con lo “spirito” della natura…..
”La sua sopravvivenza non è solo un imperativo etico ma una necessità legata all’ecosistema: svolge un ruolo decisivo nella biodiversità e ne avremo sempre più bisogno” (Repubblica.it inchieste, 2014).

Poi, presunti “saggi” sfruttando stime fatte “a tavolino” tramite la labile e discussa metodica dell’estrapolazione dati, elencano stime fatte di numeri “abnormi” di esemplari presenti in natura, e di conseguenza plaudano al loro eventuale abbattimento. Questa metodica inficia molto il risultato finale, poiché se a volte, parlando in generale, può anche avvicinarsi alla realtà, ma nello stesso tempo può allontanarsi moltissimo da essa sia in forma accrescitiva che diminutiva.
Con questa procedura si è arrivato a dire che in Italia “i lupi pullulano”. Infatti c’è “qualcuno” che addirittura si azzarda a dire che sono 3-4 mila!, mentre stime più prudenti e oculatamente fatte con anni di lavoro, parlano invece al massimo di un migliaio (fonte LCIE, 2012).

Inoltre vogliamo mettere in evidenza che i detrattori del lupo, sono giunti persino a rinvangare la “leggendaria” storia che i lupi sono animali pericolosi ed attaccano facilmente le persone. E’ passato tanto tempo, ma la “caccia alle streghe” vuole essere ripresa e sembra quindi che si è rimasti ancora a Cappuccetto Rosso! Se è vero che la penna è più affilata della spada, scrivere stupidaggini del genere può risultare molto pericoloso che non serve a nessuno. E questo porta ovviamente a rafforzare l’idea, anche tra coloro che sono fuori dalla disputa, che anche per questo motivo è necessario ridimensionare il presunto elevato numero di lupi.

Sembra che l'uomo, l'essere attualmente più anti-biologico che ci sia, debba decidere sempre lui quale è il giusto da fare e quindi “sentenzia” l’ auspicio di voler abbattere lupi e, quando si tratta di "sparare" non mancano mai i "volenterosi" a farsi avanti.
Ma il lupo vuol essere abbattuto anche perché c'è un altro “nascosto” motivo: con la sua predazione delle specie selvatiche potrebbe ridurre la possibilità di cacciare le stesse specie a cui ambiscono i cacciatori.
Poi si paventa tanto che poiché i lupi uccidono il bestiame domestico, se gli abbattimenti non lo si faranno, provvederanno gli stessi allevatori a “farsi giustizia da soli”. Alcuni dicono che bisogna uccidere i lupi addirittura più per un fatto di “democrazia” che ecologico. Cioè la “democrazia di rispettare in primis gli allevatori”. Certo, nessuno mette in dubbio che anche loro hanno tutto il diritto a svolgere la loro attività, ma come abbiamo detto prima occorre aiutarli (ma loro devono anche auto-aiutarsi) concretamente e seriamente con immediati e congrui indennizzi delle perdite avute. Fermarsi qui: rimborsare adeguatamente e non uccidere i lupi. Ma anche in questo caso si scatena la verve polemica che se i rimborsi fossero concreti ed effettivi, i costi sarebbero molto alti, fingendo di ignorare che per proteggere la natura occorre anche spendere. Insomma sembra proprio che l’unica via per risolvere il tutto sia quella “dell’annientamento” dei lupi!

L’uomo con la sua visione antropocentrica si sente il centro del mondo e di conseguenza si arroga il potere di voler controllare e dominare sempre tutto. Ma guardiamoci intorno: il pianeta terra è praticamente quasi un cumulo di ceneri fumanti e non ci sembra che sia stato il lupo a ridurlo così. Ma se il lupo si permette di uccidere una pecora, è considerato “dannoso e nocivo” e quindi va immediatamente ridimensionato, mentre l’uomo, che annienta TUTTO, nessun problema. Allora se il lupo che cattura una pecora è una specie dannosa e nociva, l’uomo come dovrebbe essere definito?…….
Abbiamo invaso ogni angolo della terra, annientato foreste, inquinato i mari, cementificato le terre, colonizzato gli angoli più reconditi della natura, ecc., ma noi ci sentiamo sempre “la specie eletta”. Cosa dovremo dire allora: per controllare il malefico operare dell’uomo occorre “abbatterlo”? Beh, mi sembra assurdo nel modo più assoluto, ma lo stesso non vale per i lupi (e ovviamente per qualsiasi altro animale), verso cui ci comportiamo da perfetti hitleriani! E poi, a totale differenza di noi uomini, di cosa si macchia di così grave questo nobile carnivoro? Solo quello di voler mangiare. Mi sembra proprio che stiamo sconfinando in un vero e proprio paradosso…..
Purtroppo in molti, causa il retaggio di una antropocentrica cultura filosofica e religiosa, manca del tutto il semplice concetto del “rispetto per ogni forma di vita”.

”Se non la Storia, comunque la scienza è certamente dalla parte del lupo. Le conoscenze ecologiche attuali rivelano infatti che i grandi carnivori sono necessari per il mantenimento della biodiversità e della funzione degli ecosistemi. Le azioni umane non possono sostituire completamente il ruolo dei grandi carnivori. In futuro, la crescente domanda di risorse e il cambiamento del clima influenzerà la biodiversità. Tutto ciò, combinato con l'importanza degli ecosistemi naturali, deve farci capire che i grandi carnivori e i loro habitat vanno mantenuti e rigidamente conservati” (Repubblica.it inchieste, 2014).

Scrisse il grande Leonardo da Vinci “Verrà un giorno in cui uccidere un animale sarà considerato un grave delitto, come uccidere un uomo”.

“Se è possibile, facciamo in modo che il lupo viva nella sua libertà e nella sua fierezza, quella libertà e quella fierezza che l'uomo, prigioniero e schiavo delle proprie convenzioni, forse inconsciamente invidia”

”Il più alto atto di coraggio non è uccidere, ma lasciar vivere”


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Riassunto schematico di base


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A. Cause antropiche della rarefazione del lupo

  • Caccia (nei Paesi nei quali è consentito per legge uccidere il lupo)
  • Bracconaggio (armi da fuoco, trappole, esche avvelenate, ecc.)
  • Pastorizia (uccisioni continue perché visto come antagonista)
  • Tradizioni popolari che vedono il lupo negativamente e quindi lo condannano a morte
  • Alterazione dell'ambiente e antropizzazione del territorio (restrizione degli ambienti disponibili, rarefazione delle risorse alimentari faunistiche, speculazione edilizia, turismo di massa, impianti scioviari, costruzione di strade e relativo incremento del traffico motorizzato, ecc.).
  • Randagismo canino (inquinamento della purezza della razza)

    B. La protezione del lupo

  • Proibizione assoluta della caccia al lupo nei Paesi nei quali tale attività è ancora consentita
  • Controllo efficace del bracconaggio e del randagismo canino
  • Riequilibrio dei vari habitat, con la creazione di ampi territori protetti e il controllo razionale di quelli che non lo sono
  • Ripristino di una completa catena alimentare con la reintroduzione, dove sono stati eliminati, di ungulati selvatici (cervo, capriolo, ecc.) (ciò in molte zone è già avvenuto)
  • Eliminazione o forte riduzione di tutte le strutture negative presenti nei territori montani protetti (speculazione edilizia, impianti di risalita, ecc.)
  • Eliminazione o chiusura totale delle strade di montagna che non siano di comunicazione ma utilizzate per raggiungere le località più in quota o l’interno delle foreste
  • Accesso delle aree protette “delicate” solo dietro specifica autorizzazione
  • Controllo razionale del turismo di massa (riduzione al minimo)
  • mpostare una politica delle aree protette non sui risvolti economici (la cosiddetta “produttività dei parchi”), ma su quelli conservazionistici
  • Capillare opera di sensibilizzazione e divulgazione della vita del lupo e del suo effettivo compito nell'ambito dell'economia naturale
  • Rimborsare prontamente e in modo adeguato gli allevatori che subiscono perdite per opera dei lupi
    ____________________________________________________________

    ***

    “Stavamo mangiando su una sporgenza rocciosa, ai cui piedi un torrente turbolento piegava a gomito. Vedemmo quello che pensammo fosse una cerva guadare, immersa fino al torace nell’acqua bianca spuma. Quando si arrampicò sulla sponda dalla nostra parte e scosse la coda ci accorgemmo del nostro errore: era un lupo. Un’altra mezza dozzina, evidentemente piccoli già cresciuti, balzò dal folto dei salici, radunandosi per dare il benvenuto, scodinzolando e litigando giocosamente. Insomma, un vero e proprio mucchio di lupi si agitava e ruzzolava allo scoperto proprio sotto il nostro masso.
    A quei tempi non avevamo mai sentito che qualcuno si lasciasse sfuggire l’occasione di uccidere un lupo. In un attimo stavamo scaricando piombo sul branco, con più eccitazione che precisione.......
    Raggiungemmo l’animale agonizzante, che era una lupa, in tempo per vedere un feroce fuoco verde spegnersi nei suoi occhi. Mi resi conto allora, e non l’ho mai dimenticato, che c’era qualcosa di nuovo per me in quei occhi, qualcosa che solo lei e la montagna sapevano. A quel tempo era giovane e mi prudeva il dito sul grilletto; pensavo che meno lupi significasse più cervi, e quindi niente lupi equivalesse al paradiso dei cacciatori. Ma quando vidi spegnersi quel fuoco verde, sentii che né la lupa, né la montagna condividevano quel punto di vista......
    Forse è proprio questo che significa il detto di Thoreau: ‘La salvezza del mondo si trova nella natura selvaggia’. Forse questo è il significato nascosto nell’ululato del lupo, che le montagne conoscono da molto tempo, ma che gli uomini raramente percepiscono”
    (A. Leopold, 1949-1997).

    “Da qualche parte a est un lupo ululò in tono leggermente interrogativo. Riconobbi la voce perché l’avevo udita molte volte in precedenza..... Ma per me era una voce che parlava del mondo perduto un tempo nostro, prima che scegliessimo un ruolo in contrasto con esso; un mondo di cui avevo avuto un barlume e in cui era quasi entrato ..... soltanto per restarne escluso, alla fine, dal mio stesso io”(F. Mowat, 1973).

    “Nessun’altra specie di animali selvaggi presente sul nostro pianeta può rivaleggiare con un branco di lupi quanto ad intelligenza, abilità nel seguire le tracce, capacità sensoriali e resistenza…” (Gregory Tah-Kloma in Leslie, 1998).

    “I suoi occhi riflettono il tuo sguardo, catturandolo. Poi si gira, elusivo e silenzioso, e riprende la sua strada…” (B. Lopez, 1999).

    “Per i lupi: Non il libro, di cui fareste scarso uso, ma lo sforzo di comprendere. Ho apprezzato la vostra compagnia” (B. Lopez, 1999 – dalla decica dal suo libro sui lupi).

    “Nàhani mi ha mostrato come pensa un lupo. Fra le tradizionali leggende dei Penutian c’è anche un’antica espressione che spiega il potere magico degli sciamani: quando qualcosa rafforza un legame di amicizia, i Chimmesyan dicono che gli amici hanno camminato all’OMBRA DELL’ARCOBALENO” (Gregory Tha-Kloma in Leslie, 1998).

    “ Era una musica selvaggia e indomita
    echeggiava tra le colline
    e riempiva le valli.
    Provai uno strano brivido lungo la schiena.
    Non era una sensazione di paura, capite,
    ma una specie di fremito,
    come se avessi dei peli sul dorso
    e qualcuno li stesse accarezzando.”

    “Ululato” di Alda Orton, Trapper dell’Alaska
    da Lopez, 1999


    Affinché il lupo possa continuare a vivere libero e selvaggio e ad avere noi la capacità, dopo lo sterminio che abbiamo fatto, di guardarlo nuovamente negli occhi occorre che il nostro spirito faccia uno sforzo particolare oltre le miopi visioni. Siamo talmente distanti dal mondo selvaggio che per comprendere questo sforzo occorre ragionare oltre il limite dell’immaginazione. Un unico metro di grandezza di paragone: “Sappiamo concepire l’infinito? Beh, andiamo oltre!”
    .

    ___________________

  • Leggete ora La triste storia del lupo Lobo.

  • Guardate questo video che esprime tutta la bellezza del Lupo, la vera e profonda essenza della Wilderness del mondo.

  • Il Lupo - Wikipedia
    ***

    Abbiamo, in questa lunga dissertazione, esposto il nostro punto di vista stando dalla parte del lupo, ma è un dovere democratico presentare al lettore anche le parole “dell’altra campana”, affinché si prenda atto concretamente dei diversi punti di vista. Indichiamo quindi due documenti, tra l’altro ben scritti, del noto conservazionista Franco Zunino nei quali viene esposta la sua chiara posizione a netto favore del controllo numerico in Italia della popolazione dei lupi.

  • Documento 1

  • Documeto 2


    _______________

  • Ecco un libro di cui consigliamo la lettura: “Lupi” di Barry Lopez, - Piemme edizioni, 1999 (questo libro può definirsi la più bella e completa opera scritta su questo stupendo animale).

  • L’inchiesta di Repubblica.it, 2014 ”IL TEMPO DEI LUPI”
    Fonte:
  •  

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