12/08/2005 Ecologia profonda  
L'Ecologia profonda, l'antropocentrismo e la biodiversità di Alan Dregson

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Nessun sostenitore del movimento dell’ecologia profonda così come è stato caratterizzato sopra potrebbe essere anti-umano, come a volte è stato detto. Alcuni ambientalisti vociferanti che dichiarano di essere dei sostenitori del movimento hanno detto e scritto cose dal carattere misantropo. Essi non hanno spiegato come tali dichiarazioni sono compatibili con l’impegno del primo principio della piattaforma che riconosce il valore inerente di tutti gli esseri, uomini compresi. I sostenitori del movimento dell’ecologia profonda deplorano le dichiarazioni e le azioni antiumane. Essi sostengono la non violenza di Gandhi nelle parole e nelle azioni. Arne Naess dice di essere un sostenitore dell’ecofemminismo, dell’ecologia sociale, della giustizia sociale, della bioregione e dei movimenti di pace. Egli crede che i principi della piattaforma del movimento dell’ecologia profonda siano sufficientemente ampi per comprendere tutto questo.

Un’altra disputa è centrata sulla critica all’antropocentrismo proposta da alcuni sostenitori del movimento dell’ecologia profonda. “L’antropocentrismo” ha svariati, differenti, significati. Quello che non va è il rifiutare di riconoscere il “valore inerente” degli altri organismi fino a essere disposti a permettere uno sfruttamento spietato e la distruzione di altre forme di vita solo per pura convenienza e profitto umano. L’antropocentrismo come pregiudizio contro altre forme di vita non riconosce che noi siamo parte di queste vite e loro sono parte di noi. Il nostro sé umano nel senso più profondo non può essere separato dalla terra da cui siamo cresciuti. L’antropocentrismo è obiettabile quanto sottolinea “prima gli uomini!” senza interessarsi delle conseguenze per gli altri esseri.

Quando esploriamo il nostro Sé ecologico incorporato in noi, scopriamo le nostre affinità con gli altri esseri come facenti parte della nostra umanità. Questo, ancora una volta, sottolinea che i principi della piattaforma si riferiscono al valore intrinseco di tutti gli esseri, compreso gli uomini. I sostenitori della piattaforma del movimento dell’ecologia profonda sono impegnati a riconoscere e rispettare in teoria e in pratica il valore inerente degli uomini e degli altri esseri. Questo porta a compiere azioni che cercano di minimizzare il nostro impatto sulle comunità ecologiche e sulle altre culture umane.

La cultura industriale si propone, essa stessa, come l’unico modello accettabile per il progresso e per lo sviluppo. Tuttavia, l’applicazione di questo modello e dei suoi sistemi finanziari e tecnologici a tutte le aree del pianeta porta alla distruzione dell’habitat, all’estinzione delle specie viventi e alla distruzione delle culture indigene. Il crollo della biodiversità riguarda la perdita di specie indispensabili, di popolazioni e di processi che realizzano le necessarie funzioni biologiche e riguarda anche la perdita di una grande varietà di altri valori che sono buoni in sé e dipendono dalla preservazione della diversità naturale e dei processi evolutivi naturali. La società industriale è una monocoltura nell’agricoltura e nella economia forestale, e in ogni altro modo. I suoi modelli di sviluppo considerano la Terra solo come materiale grezzo da usare per soddisfare il consumo e la produzione per appagare non solo i bisogni vitali, ma i desideri arroganti la cui soddisfazione richiede sempre maggiore consumo. Le sue monocolture distruggono la diversità biologica e culturale, che sono entrambe buone in sé e indispensabili alla nostra sopravvivenza e alla nostra prosperità. I vecchi modelli industriali di sviluppo sono ora sostituiti dall’approccio ecologico a cui questo scritto fa riferimento.

La maggior parte delle culture vuole prosperare e realizzarsi in armonia con gli altri esseri viventi e le altre culture. Come possiamo sviluppare meglio una conoscenza comune che ci permetta di lavorare con civiltà verso l’armonia con le altre culture, le altre creature e gli altri esseri viventi? I principi della piattaforma dell’ecologia profonda sono linee guida che vanno in questa direzione. Il rispetto per la diversità ci porta a comprendere le forme della saggezza ecologica che crescono fuori da certi territori e certi contesti. I sostenitori del movimento dell’ecologia profonda difendono la specificità del luogo, la saggezza ecologica e le pratiche tecnologiche vernacolari. Nessuna filosofia e nessuna tecnologia è applicabile all’intero pianeta. La diversità a qualsiasi livello è buona!

In occidente si assiste ad un rinnovamento delle pratiche cristiane che sostengono l’ecoteologia e che si basano su uno spirito rispettoso per la Creazione. Il fermento di questo come di nuovi paradigmi ecocentrici – influenzati dall'ecologia e dalla scienza di confine, leading edge science, ha portato scrittori come Thomas Berry (1988) al tentativo di imbastire una “nuova storia” che fosse la base per quelle iniziative occidentali volte al raggiungimento di una società ecologicamente saggia e armoniosa. Tutti questi tentativi possono considerarsi compatibili col sostegno dei principi della piattaforma dell’ecologia profonda, con, forse, alcune piccole modifiche.

Il bioregionalismo (vedi The Planet Drum, e anche Sale 1985) è una forma attivista di supporto per il movimento dell’ecologia profonda. I progetti: The Wildlind Project, The Arne Naess Selected Works Project, il Ecoagricolture Movement, e il Ecoforestry Institute nonché i programmi educativi dell’Institute for Deep Ecology e la Ecostery Foundations sono alcuni esempi di applicazioni dei principi dell’ecologia profonda per lavorare a sostegno della biodiversità, della preservazione della natura selvaggia e del ripristino ecologico. Altri impegni profondi comprendono la Ecopsicologia (Roszak et al. 1995), The Natural Step, The Turning Point Project, il progetto per misurare le nostre impronte ecologiche (Rees e Wackernagel 1996), il Redefining Progress e le sue valutazioni col General Progress Index o GPI.

Per le applicazioni specifiche all’economia forestale vedi Drengson e Taylor (1997). Per esempi di come il pensiero e la pratica buddista hanno influenzato alcune ecosofie occidentali vedi il lavoro di Johanna Macy (1991) e Gary Snyder (1990). Per le applicazioni e le critiche per le prospettive del Terzo Mondo vedi gli scritti di Vandana Shiva (1993) e Helena Norberg-Hodge (1991). Sul commercio, l’economia globale e la rilocalizzazione vedi Jerry Mander e Edward Goldsmith (1996). Per sapere di più sul capitalismo naturale e l’ecologia industriale vedi Paul Hawken, Amory e Hunter Lovins (1999).


Alan Drengson

(Tratto da: The Trumpeter: Journal of Ecosophy, Vol 14, No. 3, Summer 1997, pp. 110-111)


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