17/09/2005 Conservazione  
LA RIVOLUZIONE AMBIENTALE di Lester Brown

Fonte: Fiorigialli

Per creare una economia sostenibile bisognerà sostenere una rivoluzione ambientale, come è avvenuto per quella agricola e industriale.
Alla fine del libro Piccolo è bello, Schumacher parla di una società che violenta la natura e danneggia gli esseri umani e, da quando queste parole sono state scritte, diciotto anni fa, abbiamo potuto vedere con maggiore evidenza i modi con i quali la nostra società agisce proprio in quella direzione.

Mi trovavo all’aeroporto di Dulles e presi una copia del US News and World Report, che conteneva un editoriale di David Gergen, un alto funzionario dell’Ufficio Stampa di Reagan alla Casa Bianca. L’articolo descriveva quello che stava accadendo oggi alla società americana e l’autore affermava che, in un certo senso, abbiamo perso la strada.

Sottolineava, in particolare, la recente copertura mediatica data alla guerra civile in Jugoslavia e le sue morti inutili, 500 persone, a quel tempo. Ma è ironico constatare il fatto che nella contea di Los Angeles, quest’anno, sono state uccise 1500 persone, ma questo fatto non ha ricevuto dai media la medesima attenzione. O un altro caso, a Detroit, 300 automobilisti sono stati rapinati delle loro automobili e di oggetti di valore. Si tratta infatti di una nuova tecnica, quando siete fermi al semaforo rosso, si avvicina qualcuno e, con un arma da fuoco puntata, vi chiede l’auto, il portafoglio o altri oggetti di valore. Questa è una nuova tecnica che indica il livello di disintegrazione sociale raggiunto.

Il degrado fisico della Terra è, in un certo qual modo, ancora più visibile. Mentre prepariamo il nostro annuale resoconto sullo Stato Ambientale del Pianeta (State of the World), ne esaminiamo lo stato fisico. I risultati non sono per niente rassicuranti. Vediamo, ogni anno, che le foreste mondiali si riducono sempre più, i deserti avanzano, eroso il terreno superficiale fertile delle nostre terre coltivate, lo strato di ozono assottigliato, diminuire il numero delle specie di piante e animali, con i quali condividiamo il pianeta e aumentata invece, nell’atmosfera, la concentrazione di gas che causano l’effetto serra. L’inquinamento dell’aria ha raggiunto, in centinaia di città, livelli pericolosi per la salute e ora stiamo vedendo, su ogni continente, i danni causati dalle piogge acide. La condizione fisica della Terra è visibilmente deteriorata.

Ci piacerebbe un giorno redigere il nostro resoconto sullo Stato Ambientale del Pianeta dicendo che finalmente abbiamo cominciato l’inversione del suo degrado fisico, che la sua salute sta migliorando, l’estensione delle foreste crescendo e perfino che l’aumento dei gas di serra nell’atmosfera sta rallentando.

Per raggiungere questi obbiettivi ci vorranno enormi sforzi. Le attuale tendenze sono così dilaganti e veloci che cominciamo a vedere sugli indicatori sociali ed economici gli effetti del deterioramento fisico del pianeta. Facciamo l’esempio delle condizioni dello stato di salute delle persone nel mondo. In Cecoslovacchia, l’incidenza di alcuni tipi di cancro è cresciuta, dal 1970 in poi, del 60%, un incremento incredibile. Una statistica rilasciata da Mosca qualche tempo fa indica che, in Unione Sovietica, 300.000 persone vengono curate per malattie causate da radiazioni. A Los Angeles, migliaia di bambini, dall’età di dieci anni, hanno permanenti danni al sistema respiratorio. Anche in molte altre città del mondo sta accadendo la stessa cosa.

A Città del Messico i dottori hanno dato un nome a questi problemi respiratori, chiamandoli inversion sickness, (malattia da inversione) che si verifica quando l’inquinamento rimane intrappolato nella valle in cui si trova Città del Messico. In Australia il cancro alla pelle ha raggiunto proporzioni quasi epidemiche.

Negli Stati Uniti, l’EPA (Agenzia della Protezione Ambientale) ha fatto conoscere i risultati di una nuova ricerca che indica che lo strato di ozono, che ci protegge dai raggi ultravioletti, si è ridotto di due volte rispetto a quanto era stato precedentemente stimato. Quest’aumento porterà, nei prossimi 50 anni, a un ulteriore 200.000 casi di cancro alla pelle negli USA e, se lo strato si assottiglierà ancora, questo numero crescerà.

L’esaurimento dello strato di ozono della stratosfera sopra gli Stati Uniti, che è stato misurato con esattezza, sta, ovviamente, aumentando anche sulle latitudini settentrionali del mondo, inclusa l’Europa. La salute degli esseri umani è pregiudicata già da ora e quando osserviamo l’assottigliamento dello strato di ozono, parliamo di milioni di persone che saranno colpite dal cancro alla pelle, mentre si possono misurare fin da adesso, e non sono più ipotetiche, le altre conseguenze dell’esposizione alle radiazioni ultraviolette, come la soppressione del sistema immunitario, danni visivi e l’intero novero di altri problemi.

Il degrado del pianeta riguarda le nostre prospettive alimentari. Ci troviamo ora in una situazione nella quale l’estensione dei terreni coltivabili non è più incrementabile e, al di là di questo, è diminuito lo strato superficiale fertile della terra. Si stima che ogni anno, in tutto il mondo, stiamo perdendo circa 24 miliardi di tonnellate di terreno fertile. Questo è, all’incirca, l’ammontare del terreno dei campi coltivati a grano in Australia, non è quindi una perdita senza conseguenze. Gli agricoltori, a livello mondiale, stanno cercando di alimentare, ogni anno, ulteriori 90 milioni di persone, avendo, circa, 24 miliardi di tonnellate di meno di terreno fertile dell’anno precedente. Non c’è bisogno di essere un agronomo per rendersi conto che questa situazione non può durare all’infinito.

L’acqua scarseggia e, in molte parti del mondo, è un impedimento per la produzione di cibo. Nel sud-ovest degli USA, le città stanno tentando di prendere l’acqua dall’agricoltura. Ho dei parenti che possiedono un ranch nel nord del Colorado e un paio di anni fa arrivò in quella zona un agente e cominciò a comprare i diritti di irrigazione dalle fattorie di quella contea che è una delle contee agricole più grandi di tutti gli Stati Uniti. Nessuno sapeva chi fosse l’acquirente dell’acqua, ma l’offerta che ricevevano gli agricoltori, per il loro diritto sull’acqua, era così allettante, che furono pochi a rifiutarla.

Soltanto più tardi si seppe che l’agente rappresentava gli abitanti di una zona della periferia di Denver e che l’acqua sarebbe stata convogliata in tubi per sessanta miglia per soddisfare le esigenze dei residenti. L’acqua sta divenendo scarsa e in molte zone del mondo, le riserve stanno scendendo a causa di un super pompaggio.

Cominciamo adesso a constatare gli effetti del degrado ambientale. Negli USA, il Dipartimento dell’Agricoltura e l’EPA hanno osservato l’effetto dell’inquinamento dell’aria sulla produzione del grano e sono arrivati a un paio di interessanti conclusioni. Una è quella che l’inquinamento atmosferico non è un problema solo per le aree urbane, si tratta di un problema a livello nazionale, e anche al centro delle Grandi Pianure del Kansas si trovano danni ai raccolti causati dall’inquinamento. Essi stimano che il raccolto nazionale, a causa dell’inquinamento dell’aria, sia stato ridotto di almeno il cinque per cento, forse fino al 10 per cento. Se gli Stati Uniti ne hanno perso così tanto, che dire delle economie dell’Europa dell’Est e della Cina, basate sull’utilizzo del carbone? Come sono colpiti i loro raccolti?

Abbiamo analizzato questi argomenti in termini economici. Quando gli economisti scrivono riguardo ai prezzi, in rialzo o in ribasso, tralasciano di segnalare che buona parte della produzione alimentare nel mondo è il risultato di un uso insostenibile del suolo e dell’acqua. Se viaggiate nel Terzo Mondo vedrete che la terra viene arata ma saprete anche che non produrrà raccolti. Nei Paesi andini dell’America Latina vedete i fianchi delle montagne ripuliti e seminati e sapete, se ci ritornerete dopo dieci anni, che non ci potrà mai essere lì un’agricoltura, non c’è terra, solo roccia. Lo si può vedere in Etiopia, dove possiamo già avere una finestra sul nostro futuro, di quello che accade quando l’erosione del suolo continua per un certo periodo di tempo. La produzione sostenibile di cibo è ben al di sotto del consumo alimentare mondiale.

Nell’agosto del 1991, la Banca Mondiale relazionò che durante gli anni ’80 in più di quaranta nazioni era crollato il reddito. Se noi facessimo delle operazioni di factoring nel sistema di contabilità economico nazionale, l’abbassamento del capitale naturale, sotto forma di erosione del suolo, deforestazione ecc. scopriremmo che molti di noi vivono in Paesi dove i redditi stanno diminuendo. Per nostra sfortuna, poiché non abbiamo un sistema di contabilità completo, è difficile dire quando avverrà esattamente la dimensione di tale declino. Herman Daly e John Cobb hanno pubblicato per gli USA, un indice molto completo del benessere economico sostenibile e arrivano alla conclusione che il livello di vita, il cui picco fu nel 1978, da allora è in discesa, pur tenendo conto dei deficit ambientali e dei cambiamenti regressivi della distribuzione di reddito.

È chiaro a chiunque sappia leggere e scrivere, e che segua gli sviluppi e le tendenze a livello mondiale, che le cose non stanno andando molto bene. Ho descritto soltanto alcuni degli effetti sociali ed economici del degrado ambientale, nelle sue svariate forme sparse per il mondo. Stiamo davvero violentando la natura e, di conseguenza, cominciamo a pagarne un prezzo veramente alto. Chi di noi è nato prima del 1950, ha visto raddoppiare la popolazione mondiale. Vediamo la deforestazione, l’erosione del suolo, il degrado della terra e l’eccessivo terreno destinato al pascolo, che accompagna l’incremento demografico. Ora i demografi ci stanno dicendo che, prima che la tale crescita mondiale si arresti, ci sarà l’incremento della popolazione di più di 7 miliardi di persone. Vi chiedo soltanto di immaginare, se queste tendenze si concretizzeranno, dove questa situazione ci porterà e in che genere di mondo vivranno i nostri nipoti. A dire il vero, non penso che ciò avverrà.

L’unica domanda che mi pongo è, queste tendenze non si materializzeranno perché formeremo piccoli nuclei familiari in giro per il mondo o sarà perché il tasso di mortalità comincerà a salire, così come sta avvenendo in Etiopia, dove le carestie sono sempre più ricorrenti e croniche? Le riforme economiche possono aiutare, ma, in alcune parti dell’altopiano etiope, non c’è più suolo fertile a sufficienza per supportare l’agricoltura di sussistenza.

Sappiamo che l’attuale sistema economico non è più valido e se continuiamo a rimanere su questa strada, ci dirigeremo verso problemi di ogni genere. La questione da porsi è, come dovrebbe essere una economia ambientale globale sostenibile? Due anni fa, dei miei colleghi cominciarono a porre delle domande facili, del tipo, se vuoi applicare i principi ecologici a un sistema economico, questo come potrebbe essere? Come dovrebbe funzionare? Come sarebbe la vita? Quello che sappiamo è che, con le tecnologie ora esistenti, è possibile costruire un sistema economico molto superiore di quello attuale, un sistema che sia ambientalmente sostenibile.

Vorrei condividere con voi un po’ di questa visione. Parliamo di energia. Come facciamo a eliminare gradualmente i combustibili fossili, in modo da stabilizzare il clima? Ci sono due opzioni fondamentali, l’energia nucleare e quella solare. Molti hanno argomentato che l’energia solare non sarebbe sufficiente, che essa è una idea romantica e che semplicemente non funzionerebbe e, quindi, dobbiamo rivolgerci all’energia nucleare.

Abbiamo fatto sull’energia nucleare forse più ricerche che non su qualsiasi altra cosa al mondo. Abbiamo pubblicato sette anni fa sul giornale Worldwatch, un numero intitolato Energia nucleare – test di mercato, sul quale argomentavamo che se sul mercato si fosse immessa l’energia nucleare senza gli aiuti finanziari pubblici, essa sarebbe crollata. Dobbiamo molto alla Signora Margherita Thatcher per aver fatto eseguire il test di questa ipotesi! L’energia nucleare non è economicamente realizzabile, in una recente liquidazione di un impianto nucleare in Gran Bretagna, i potenziali investitori sapevano che un giorno avrebbero dovuto affrontare i costi della disattivazione (i cui costi sono quasi uguali alla costruzione dell’impianto stesso), avrebbero dovuto avere a che fare col problema dei rifiuti, e il governo di ogni Paese che ha il nucleare lotta oggi con questo problema. Nessuno è arrivato finora a una soluzione soddisfacente. Si tratta di materiali radioattivi che durano per centinaia di migliaia di anni – non abbiamo nessuna tecnologia che tratta questo genere di rifiuti.

Vladimir Chernousenko, il fisico al quale è stato assegnato il compito di gestire la ripulitura di Chernobyl, dice che si tratta di un compito odioso. Il numero dei morti causati da Chernobyl supera le 10.000 persone. Stima anche che più di venticinque milioni di persone in Unione Sovietica sono state esposte a un eccesso di radiazioni.

Non riteniamo che ci sia posto per impianti nucleari nel mondo. Ciascuno si rende conto che alcune nazioni non sono abbastanza responsabili da poter avere impianti nucleari. Una volta che si accetti quel tipo di impianto, si deve anche vedere che, al mondo, ci sono due liste di Paesi, una lista A e una B, un gruppo che è responsabile e un altro che non lo è. Chi è che redige tali liste? Chi le impone? Non penso che siamo politicamente capaci di farlo.

Se guardiamo avanti, la chiave è l’energia solare.
Un’economia globale sostenibile ambientalmente userà l’energia molto più efficacemente di come avviene oggi e qui potremo vederne l’enorme potenziale. Guardiamo, ad esempio, l’illuminazione. Oggi, la maggior parte dell’illuminazione proviene dalle lampadine a incandescenza sviluppate da Edison più di cento anni fa, non sono cambiate molto da allora. Ci sono dei nuovi bulbi fluorescenti compatti che producono la medesima quantità di luce ma usano soltanto un quarto di elettricità. Questo significa che soltanto cambiando le nostre lampadine potremmo drasticamente abbassare il nostro consumo elettrico. Il costo di queste nuove lampadine è circa dieci volte maggiore di quelle a incandescenza, ma durano il doppio. Il risparmio maggiore è sulla bolletta della luce. E questo senza un radicale cambiamento nello stile di vita! Stimiamo che il ritorno dell’investimento per l’acquisto delle nuove lampadine sia di circa il 20% all’anno – è difficile trovare un ritorno di investimento migliore di questo, perfino a Wall Street!

C’è un enorme potenziale per aumentare l’efficienza nei trasporti. Negli Stati Uniti, un’auto di media cilindrata fa circa venti miglia con un gallone. Le auto nuove, vendute quest’anno, fanno circa ventotto miglia con un gallone. La maggior parte dei fabbricanti di automobili hanno prototipi che possono fare ora da settanta a novanta miglia per gallone. Esiste un grande potenziale per aumentare l’efficienza del carburante per automobili. Ma il vero grande guadagno è quando si progettano comunità che non sono auto-dipendenti.

Ho avuto spesso l’esperienza di trovarmi in città, da qualche parte e, per arrivare in tempo dove dovevo andare, lasciare l’automobile e camminare a piedi. L’auto promette una grande mobilità, ma, quando ci sono troppe automobili insieme, quella promessa non può essere mantenuta, prima o poi i governi dovranno affrontare questa realtà. La California del Sud è il luogo dove la cultura dell’automobile, rispetto alle altre parti del mondo, si è sviluppata maggiormente ed è il posto in cui il futuro dell’automobile è stato esaminato più attentamente. Anche lì dovranno fare alcuni ripensamenti. La velocità media del trasporto a Londra, oggi, è, all’incirca, la stessa che era nel Medioevo! Abbiamo investito un’enorme quantità di denaro in una tecnologia che semplicemente non funziona. Quello di cui abbiamo bisogno è un equilibrio tra automobili, trasporti pubblici e biciclette.

La bicicletta è il mezzo di trasporto del futuro. È la risposta a quasi tutti i problemi ambientali che attualmente il mondo deve affrontare, sia l’inquinamento atmosferico, la congestione del traffico, i cambiamenti climatici e il bisogno di movimento fisico. In USA, attualmente, abbiamo una situazione nella quale migliaia di persone guidano l’auto per andare in palestra e pedalare su una bicicletta ferma, pedalare furiosamente per mezz’ora e poi tornare a casa ancora in automobile! Milioni di persone andrebbero volentieri al lavoro in bicicletta se si sentissero però sicuri. Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e la nostra organizzazione e a livello della comunità locale può essere fatto molto.

Consideriamo ora quali potrebbero essere le fonti di energia. Alla fine degli anni ’70, nello Stato della California, dove Jerry Brown era il Governatore, introdusse una tassa agevolata sulle energie rinnovabili. Quello che accadde fu che molte persone cominciarono a investire sulle risorse di energia rinnovabile di qualunque tipo, col risultato che, oggi, la California, produce più elettricità di tutto il resto del mondo messo insieme e un terzo della capacità mondiale di produrre energia geotermica. Tutto questo da un solo Stato degli Stati Uniti per merito di qualcuno che ebbe una visione politica di come dovrebbero andare le cose se si fanno i passi giusti.

La California produce ora 1400 megawatts di energia eolica che equivalgono alla produzione di più di tre reattori nucleari. Un anno fa visitai l’impianto eolico a Altamont Pass dove vi erano alcune migliaia di turbine che producevano elettricità e linee ad alta tensione che collegano questi impianti a San Francisco. Non si trattava di un progetto pilota. Delle società avevano investito più di due miliardi di dollari in impianti eolici per soddisfare i bisogni di più di un milione di persone, fondamentalmente tutta San Francisco può funzionare con l’elettricità eolica. La cosa interessante è che negli USA, se si elencano gli Stati a seconda delle loro potenzialità ventose, la California è al sedicesimo posto, non è quindi una particolare area adatta a fornire energia eolica. Ciò che invece ha avuto è la leadership nella visione. Il potenziale mondiale per l’elettricità prodotta dal vento potrebbe essere maggiore di quello derivante dall’energia idroelettrica che fornisce ora circa un quinto dell’elettricità mondiale. Si tratta di una possibilità entusiasmante. Gli impianti eolici in California producono all’anno, per acro, 12.000 dollari di elettricità e questo dato possiamo, per esempio, confrontarlo con i 400 dollari circa di una fattoria che produce frumento nell’Iowa.

Non parlerò di tutte le forme dell’energia solare, perché sono davvero tante, collettori posti sui tetti per ottenere acqua calda, combustibile etilico dalla canna da zucchero, legna da ardere, ma vorrei parlare dell’energia solare-termica. Questa tecnologia, che è stata sospesa in California, è semplice, si usano specchi che concentrano la luce del sole su un recipiente che contiene un liquido che, scaldandosi spinge una turbina a vapore che produce elettricità. È una tecnologia eccitante perché è in grado di produrre una enorme quantità di elettricità. Gli specchi vengono controllati da computer in modo da ottimizzare la luce del sole da catturare.

L’ultimo impianto costruito in California, e non è dell’ultima generazione tecnologica, genera una temperatura di 700 gradi Fahrenheit e converte il ventidue percento di luce solare in elettricità, producendola al costo di 8 centesimi per kw all’ora, confrontato con i sei centesimi degli impianti a carbone e i 12 degli impianti nucleari. È, quindi, economicamente valida. Ora, la cosa interessante è che se il costo continua a scendere, come avverrà quando la produzione viene incrementata, abbiamo la potenzialità di usare elettricità solare a buon mercato per produrre combustibile a idrogeno, semplicemente dall’elettrolisi dell’acqua. Quello che l’idrogeno permette è il modo di immagazzinare l’energia solare e trasportarla in maniera efficiente. Può venire usata in molti modi, anche per le automobili.

Se ci guardiamo intorno nel mondo, notiamo che tutte le maggiori concentrazioni di popolazione si trovano in prossimità di aree soleggiate. Per esempio, la Spagna meridionale è ricca di luce solare ed è abbastanza semplice costruirvi degli impianti solari da immettere nella rete elettrica europea. Nell’ex Unione Sovietica, le repubbliche asiatiche sono ricche di luce solare. Possiamo cominciare a vedere come possiamo utilizzare proprio l’energia solare per fare girare l’economia mondiale, dai trasporti alle industrie siderurgiche.

Oggi, nel mondo, le fabbriche dell’acciaio più efficienti sono quelle costruite con le fornaci ad arco elettriche, alimentate con energia e quindi, possono essere alimentate con l’energia solare. Siamo arrivati al punto che possiamo incominciare a vedere come far girare il sistema. Rimarrà ancora qualcosa del sistema centralizzato perché la luce solare non è uniformemente distribuita dappertutto, ma essa è sempre più largamente distribuita nel mondo che non il petrolio, carbone o le riserve di uranio, quindi questa è la direzione giusta da prendere. Se poi proseguiremo utilizzando le cellule fotovoltaiche, allora possiamo portare la tecnologia a livello casalingo, usando, per esempio, impianti fotovoltaici sul tetto che diventa una sorgente di produzione d’energia. Quello che rende interessante le cellule fotovoltaiche è che non c’è bisogno di un sole forte per farle funzionare, si possono usare con luce di qualsiasi tipo.

Ho parlato di alcuni cambiamenti possibili per dare il senso di come potrebbe essere un’economia globale ecologicamente sostenibile – ora è tecnologicamente fattibile, e certamente realizzabile anche economicamente, se cominciamo a tassare le attività che oggi, nel mondo, distruggono l’ambiente. Uno degli strumenti più potenti che i governi hanno per orientare il mondo verso una direzione ecologicamente sostenibile è la politica fiscale. Dovrebbero considerare di sostituire parzialmente le entrate derivante dalle tasse con tasse ambientali.

Negli Stati Uniti, per esempio, abbiamo otto principali tasse ambientali, incluso quelle sulle emissioni del carbone, dei combustibili fossili, per la produzione di rifiuti tossici, l’uso di pesticidi e di materie prime invece che materiale riciclato. Queste tasse produrrebbero un introito fiscale di circa 130 miliardi di dollari all’anno, che permetterebbe una riduzione delle imposte sul reddito di più del trenta percento. La cosa attraente dell’usare questo tipo di tassazione è che diventa un dispositivo manovrabile. Se hai, per esempio, la tassa sul carbone, incoraggi gli investimenti nell’efficienza energetica, si aumenterebbe il tasso di ritorno sugli investimenti delle lampade compatte fluorescenti dal venti percento a, forse, il trenta percento l’anno e farebbe diventare interessanti anche gli investimenti nelle energie rinnovabili. I governi tassano il reddito perché è un modo semplice per raccogliere entrate non perché serva a uno scopo sociale particolare.

Mentre pensiamo a quello che bisogna fare per creare una economia ecologicamente sostenibile, ci rendiamo conto che si dovranno fare un numero elevato di cambiamenti in un periodo di tempo breve – per questo è giustificata la parola “rivoluzione”. Questa è una rivoluzione ambientale, un’economia globale che si adatta all’ecosistema terrestre. Pensando alla rivoluzione ambientale, mi sembra che essa sia paragonabile a quella agraria e a quella industriale. È simile ma, in un certo qual modo, diversa. La rivoluzione agricola si riferiva all’andamento della popolazione e gettò le basi per un’enorme crescita demografica. La rivoluzione ambientale avrà successo soltanto se sarà capace di arrestare la crescita della popolazione a un livello supportabile dall’ecosistema terrestre. La rivoluzione industriale si basò sulla sostituzione del combustibile fossile, la rivoluzione ambientale si baserà sull’allontamento dai combustibili fossili.

Le prime due rivoluzioni furono guidati dalla tecnologia – quella agricola dall’addomesticazione dei raccolti e, più tardi, del bestiame – una rivoluzione che ha coperto pressoché tutto il mondo a eccezione di qualche gruppo umano che è rimasto alla caccia e al raccolto. La rivoluzione industriale iniziò con la macchina a vapore – una tecnologia che convertiva l’energia del carbone in un potere meccanico. Ma la rivoluzione ambientale, sebbene le tecnologie vi giocheranno un ruolo, si plasmerà più dal bisogno di adattare l’economia globale al sistema ecologico terrestre. Probabilmente la maggiore differenza sarà quella che, dove la rivoluzione agricola si è estesa per più di 10.000 anni, e quella industriale è durata un paio di secoli, la rivoluzione ambientale dovrà essere compressa in pochi decenni. Non abbiamo a disposizione generazioni o secoli per fare questi cambiamenti di cui stiamo parlando.

Ci vorrà uno sforzo enorme. Molti di noi ne saranno coinvolti. Negli ultimi venti anni abbiamo visto una notevole crescita di partecipanti a gruppi ambientalisti e la formazione di nuovi gruppi. Ci sono molte persone impegnate per causare questi cambiamenti, ma non sono ancora sufficienti perché non abbiamo ancora invertito neppure una delle maggiori tendenze del degrado ambientale. Ci vorrà un enorme sforzo.

Se guardo al mondo mi vengono in mente gli spettacoli sportivi dove ci sono migliaia di persone sulle tribune e poche dozzine che giocano sul campo e quelle poche dozzine cercano di ottenere l’esito dell’incontro mentre tutti gli altri stanno semplicemente a guardare. Questo è come va oggi il mondo. C’è una manciata di ambientalisti, su una popolazione mondiale di 5 miliardi di persone, che stanno cercando di operare i cambiamenti necessari per dare al mondo un equilibrio stabile. Ma non sono sufficienti. Ci sarà ancora molto lavoro da fare per educare la popolazione, per convertire le persone, che ora si preoccupano soltanto, fino a farli divenire attivisti ambientali.


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Estratto dal libro "Terra Anima Società" volume 1 edizioni FioriGialli
Fonte:
 

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