05/11/2005 Ecologia profonda  
DAL CONCETTO DI PREVENZIONE AL PROGETTO SOCIALE DI ECOLOGIA PROFONDA

A cura di Cinzia Catullo, psicologa, responsabile del Settore Prevenzione e Vice-Presidente I.Fe.N.

"Riscoprire il funzionamento naturale non vuol dire richiamarsi
ad un istinto biologico innato inconsapevole, ma operare in se stessi
per creare le condizioni di un contatto consapevole
con il proprio nucleo biologico profondo


Premessa

Il termine “prevenzione” non corrisponde ad una nuova visione del sociale che si sta affacciando alla soglia del nuovo millennio, e cioè una visione profondamente unitaria ed energetica.
Il fatto è che noi, pur credendo nell’esistenza di un‘energia unificante abbiamo finora elaborato strumenti insufficienti ad accogliere la profondità e la forza di un pensiero che concepisca in modo unitario l’ essere umano e il cosmo, facendolo diventare scienza e vettore di evoluzione personale e sociale.
Seguendo il processo a ritroso, ci siamo chiesti che cosa sia realmente il “fare prevenzione”.
Il termine prevenzione - già di per se stesso- si lega etimologicamente al concetto paranoico dell’attesa della punizione, del male e della morte.
Prevenire il male, prevenire le catastrofi, prevenire la crisi, in termini individuali, sociali, economici., e così via: quello che la stessa cosiddetta società civile sta facendo da sempre per mantenersi in equilibrio e per controllare la natura.
Quanti crimini vengono commessi in nome della prevenzione? Ci sono fior di trattati scientifici che sostengono il cibo transgenico in nome della prevenzione!
A noi sembra che il termine “prevenzione” sia a tutti gli effetti legato ad un vecchio modo di vedere la realtà, quello in cui ci si aspetta che la realtà sia una successione di eventi legati alla legge della evoluzione lineare, mentre noi siamo convinti che l’evoluzione umana proceda per “salti quantici”. In particolare è legato ad un modello evolutivo tecnicistico, che ha promosso, nel tempo, una teoria di controllo unilaterale sull’ambiente.
In questo senso, la malattia, o la catastrofe, qualunque essa sia, non è un evento da combattere come in una crociata. La sua funzione è il “punto di svolta”, ovvero è momento di crescita coscienziale, in termini individuali, sociali e universalistici.
In questo senso, la nostra azione non può assolutamente essere soltanto preventiva in senso classico, perchè abbandoneremmo la coerenza e la limpidità del nostro pensiero che ci spinge non verso il potere, ma verso la potenza.
Non possiamo credere che, dopo aver distrutto il pianeta, ora siamo in grado di “difenderlo”. Se il pianeta è un essere vivente, è in realtà, “intelligente”.
Inoltre la realtà che noi vediamo di degradazione ed inquinamento non è che una piccola parte di tutta la realtà. L’ energia cosmica non è una energia entropica, e non ha certo bisogno nè di essere “difesa” nè di alcuna prevenzione.
La prevenzione, in questo senso, è legata ad un modo chiuso di vedere i sistemi viventi. D’altra parte, in quanto medici e terapeuti, non possiamo abbandonare l’uso delle buone pratiche preventive.

Ed allora, qual è il reale obiettivo del nostro intervento sociale?
La domanda che ci poniamo nel momento in cui dobbiamo tracciare la nostra ipotesi di lavoro è: come possiamo noi proporci di contribuire ad un processo evolutivo? Noi stiamo costruendo un modello articolato, e nella presente relazione cominceremo a presentare un lavoro che è in itinere, ma, da un punto di vista più globale c’è un principio di base, che non dobbiamo dimenticare se vogliamo che la teoria non sia scissa dalla sensazione-emozione.

La risposta è: facendosi attraversare. Come W.Reich ci ha insegnato “lo scopritore dell’energia orgonica cosmica...si trovò faccia a faccia con questa intensità di logica naturale oggettiva e soggettiva...si sentì uno strumento di questa logica...la seguì, ovunque essa andava...”

Intelligenza biologica e memoria cellulare: origine reale e processo permanente

Che cosa caratterizza la nascita di quella che possiamo più compiutamente chiamare il soma-psiche? E’ il fenomeno emozione (ex-movere) che, a questo punto, dobbiamo legare non più a tutto quello che ci hanno insegnato circa le emozioni, ma ad un fenomeno biologico che può essere funzionale o non funzionale all’esplicarsi della vita. E’, all’origine, il primo movimento cellulare pulsativo.
L’emozione si identifica con il movimento insito nella fecondazione. Viene ancor prima della formazione del sistema neurovegetativo, e quindi, del primo abbozzo di quello che viene chiamato sistema limbico.
Se parlare di materia vivente, sia essa aspetto somatico o aspetto psicologico, è parlare di movimento e di circolazione energetica, è chiaro che tutto è racchiuso nell’aspetto informazionale del primo nucleo, cioè nell’imput ricevuto originariamente attraverso l’aspetto informazionale. E’ chiaro che tale aspetto è una precisa funzione del DNA cellulare: tale funzione riguarda il fatto che il DNA può considerarsi la prima manifestazione bio-energetica, da cui discende l’aspetto solido, la materia.
Nel DNA cellulare è contenuto un serbatoio di memoria, ma questa memoria non è solo il risultato di un accoppiamento tra i due DNA dell’ovulo e dello spermatozoo. Esiste un aspetto, che è quello energetico, che è quello che potremmo chiamare un software nel software, in cui è contenuta la memoria profonda dell’umanità, in cui sono contenuti quelli che C.G. Jung ha chiamato archetipi.
Da un punto di vista filogenetico la memoria umana contiene tutte le altre memorie, anche quelle degli esseri precedenti, dagli organismi unicellulari, attraverso successive stratificazioni, fino ai giorni nostri. Sappiamo che la composizione del nostro cervello riflette perfettamente questa stratificazione filogenetica.
Il corpo umano cambia, ma la memoria di quel primo nucleo resta. Nel nucleo di ogni cellula che compone l’uomo c’è la memoria genetica che è soprattutto progetto. Nel contenuto informazionale cellulare, nel DNA embrionario, è contenuto anche il progetto individuale. Ma è un progetto bio-energetico ed è inserito in tutto ciò che ha vita. E’ un progetto comune a tutta l’umanità, a tutto il vivente, anche se prenderà una forma all’interno della struttura individuale.
In alcuni dei nostri seminari di approfondimento abbiamo evidenziato la definizione di vivente: “vivente” è l’essere dotato di uno scopo o progetto, della possibilità di manifestarlo nella propria struttura e di eseguirlo attraverso i propri atti. Tale proprietà è definita “teleonomia”.
Ma che cos’è questa struttura? Secondo D. Rudhyar (1968) con il termine “struttura” si intende il risultato dell’attività di un principio di organizzazione operante; alla rete di relazioni all’interno dei limiti dati dalle leggi della materia, al programma creato delle modalità operative che informano quel tipo di struttura nello spazio e nel tempo in cui si trova .

La struttura in rapporto allo spazio ci dà come parametro una forma.

La struttura in relazione al tempo si manifesta come ritmo.

Il funzionamento di quest’ultimo è in stretto rapporto con il funzionamento del principio di organizzazione operante: l’espressione di questo funzionamento, o meglio, della funzionalità dell’organismo, si rivela in un ordine dei cicli (ritmo circadiano, ritmo cardiaco, ritmo respiratorio).
La funzionalità si riferisce all’ordine e alla regolarità delle attività di un determinato organismo, attività delle diverse cellule e sistemi vitali che si esplicano in relazione al funzionamento della totalità della struttura.
Tutte le attività che vengono ad essere divise sotto le categorie di pensiero, emozione, istinto, sono sempre da riferirsi all’intero, alla struttura nel suo insieme. Il grado di integrazione è anche il gradiente di ordine e di limpidità nel funzionamento della struttura.
Il processo di evoluzione è il processo di integrazione. In questa chiave di lettura vediamo che acquisisce più forza il concetto di “centro”. Come dicono i cinesi, si tratta di conquistare il centro e di stabilirvisi fermamente. Il “centro” è il luogo della massima potenza, perchè è l’espressione incarnata del principio organizzatore della materia, che è comunque un principio energetico. E, ritornando al modello post-reichiano, cui facciamo costantemente riferimento, possiamo affermare che tale “centro” corrisponde al concetto di “nucleo biologico”.

Il nucleo biologico individuale non è altro che l’elemento che informa ogni cellula.

La vera fisiologia è una fisiologia energetica, e cioè quella rete invisibile di “vie” che canalizzano l’energia secondo il principio organizzatore insito nella materia organica - finalizzato alla nascita, crescita, riproduzione, estinzione. Partendo dunque dall’ipotesi informazionale, che è energetica (nel senso di materia=energia), diciamo che il progetto della struttura del vivente è calato nel progetto individuale, attraversando una determinata struttura.
Qual è allora il progetto individuale? Sicuramente tale progetto avrà a che fare con la coscienza di quello che si è, e con il ricordo della propria reale essenza, e questa è contenuta nel nucleo biologico. Dal punto di vista terapeutico, qual è la naturale conseguenza di questa ipotesi? La salute dell’individuo-campo di energia, non può dipendere solo dall’incontro ovulo-spermatozoo e dalle condizioni di accrescimento fetale.
Tale condizioni solo altresì essenziali, ma non sono tutto.
Se ciò che si trasmette nel prodotto del concepimento non è solo il risultato di una memoria generazionale, e se il primo nucleo embrionario è un frammento di energia, tale frammento è la vera radice della vita. L’energia individuale non è legata ad un quantum energetico, ma a tutta l’energia. Pertanto è inesauribile e incorruttibile, nonché intelligente.
E quale sarà il progetto collettivo? Innanzitutto, il funzionamento di una società, di un gruppo o di una nazione non segue leggi diverse da quelle dell’organismo umano e, quindi, accanto alle leggi immanenti, umane, determinate dal cosiddetto progresso, esisterà un “funzionamento sottile” che è quello energetico.
L’interazione tra individui sarà l’interazione tra campi energetici strutturati, ma informati delle funzioni universali e contenenti il progetto di un processo evolutivo in continuo movimento.

Come avviene l’interazione tra campi energetici strutturati nella materia vivente?

Questa è la domanda che ci dobbiamo porre, e dobbiamo mettere al centro di un progetto di “ecologia profonda”: ogni forma di interazione come la coppia, il gruppo e le società sono oggetto di interesse per questo progetto, come la sottile intelaiatura di una trama. Ci interessa il filo e l’intreccio tra fili.
Dovremo essere diretti a seguire il processo comunicativo, cioè del contatto prima e della trasmissione poi tra campi energetici.
E’ questo il nostro reale obiettivo di studio e di ricerca, ed è anche la nostra reale possibilità di “fare prevenzione”, per usare il vecchio termine che stiamo gradualmente integrando nel nuovo Modello di prevenzione.
E’ il processo comunicativo, a tutti i livelli, il reale trasformatore sociale, perchè si comporta con il campo sociale come fa l’onda vibratoria nella cellula vivente.
Pertanto agire sul piano sociale è agire su un sistema vivente, allo stesso modo in cui agiremo su noi stessi.
All’interno del nostro progetto IFEN esiste anche un settore di ricerca che viene chiamata “della comunicazione energetica”. Tale comunicazione energetica è appunto qualcosa che esula dai contenuti logici e/o culturali della interazione, e riguarda la “messa in comune” di due campi energetici, riguarda la creazione di un tre, di un terzo campo che si viene a determinare dall’incontro di due. Tra i due che si incontrano non può esistere comunicazione se non c’è “comunione”, cioè “messa in comune”, il che non può riguardare le modalità attuali di comunicazione, e cioè, praticamente, l’incontro tra corazze, ma una modalità di incontro che è movimento energetico, e cioè “e-movere”: in questo non può esserci esercizio intellettuale, ma percezione.
Ma come si può avere percezione di ciò che è altro da me? La percezione può riguardare qualcosa che fa parte dei me, in termini materiali-sensoriali.
Può diventare percezione dell’altro, solo quando vengono superate le barriere sensoriali, e si attivano i processi energetici.
Se la comunicazione è tra campi energetici, risulta possibile trasmettere uno stato energetico da una particella ad un'altra, indipendentemente dalla distanza che le separa. La nuova fisica accredita ormai anche sul piano scientifico le intuizioni relegate ad esperienza considerate fino ad ora “eretiche”, come la cromoterapia e la radionica:.in particolare, secondo le nuove conoscenze scientifiche sul teletrasporto un quanto – in particolare il quanto di luce o fotone – contiene informazione energetiche trasferibili.
Non parliamo soltanto dell’incontro tra persone in un gruppo o in un ambito sociale più allargato, come può essere una istituzione o una nazione.

L'ecologia profonda

Il termine "ecologia profonda" fu coniato nel 1973 da un filosofo ed ecologista, molto conosciuto tra l’altro per aver guidato Greenpeace per diversi anni, Arne Dekke Eide Naess (nato ad Oslo nel 1912). Naess, come anche il fisico ed epistemologo austriaco Fritjof Capra, propone di riorientare la nostra visione del mondo in armonia con le scoperte della fisica quantistica contemporanea, ma anche con la saggezza di tutte le maggiori tradizioni filosofico-religiose dell'umanità.
Nata in riferimento al movimento ecologista, è sorta come necessità di elaborare, attraverso lo studio dei problemi filosofici che sottostanno alla ricerca ecologica (eco-filosofia), una visione globale delle condizioni di vita dell'ecosfera di tipo filosofico (eco-sofia).
In conformità a questi principi Naess formulò una sua ecosofia che chiamò Ecosofia T, di stimolo a far si che ogni persona matura si prenda la responsabilità di elaborare la propria risposta ai problemi attuali dell'ambiente secondo una prospettiva globale.

Conseguenza principale di questa concezione è la norma fondamentale dell'Ecosofia T: ogni essere vivente ha eguale diritto di conservarsi e realizzare i propri fini, le proprie potenzialità, cioè ogni essere vivente tende ed ha diritto alla Realizzazione del Sé.
Ogni nostra scelta quindi dovrebbe essere subordinata a questa priorità di valore e Naess stesso esamina le conseguenze che un tale comportamento avrebbe in tre fondamentali campi dell'agire umano: la sfera tecnologica, economica e politica.

Il progetto IFEN: dalla prevenzione alla “ecologia profonda” nel M.E.B.M. ovvero Modello Energetico Bidimensionale Multilivello

Da quanto detto emerge chiaramente il superamento di un vecchio concetto di prevenzione.
Il nostro obiettivo è la diffusione di un modus operandi che discende dal pensiero unitario e il pensiero unitario funziona su diversi livelli. Nel caso del Modello da noi elaborato, abbiamo posto due livelli: il primo che ha come obiettivo l’individuazione del rischio, possibilmente prima che si determini la patologia, ed è il livello della prevenzione vera e propria. Non riguarda quindi, lo abbiamo detto, l’evitamento delle patologie. Il secondo livello nel nostro progetto sociale accoglie l’idea della “ecologia profonda” in quanto tende a favorire l’ autorealizzazione del Sé, nel senso esposto dalla presente relazione.
Dalle riflessioni poste emergono alcuni “mutamenti di prospettiva”, che vogliamo condividere

- la prevenzione, oltre ad essere strumento per individuare i rischi per l’ambiente e per la salute dell’uomo, deve allargarsi ed estendersi concettualmente per accogliere la possibilità di diventare un vettore positivo di riconoscimento della potenzialità reale dell’umano;

- l’azione nel sociale e, quindi, non strettamente terapeutica, ha possibilità di successo, se siamo consapevoli dell’esistenza di un corpo sociale che funziona in quanto campo energetico di interazione;

- l’aiuto nell’intervento di secondo livello (quindi stiamo parlando dell’ecologia profonda) è costituito da un “accompagnamento” di una persona da parte di un’altra persona che ha già fatto questo percorso. Il termine “escort” che vedete all’interno del piccolo schema che presentiamo (Fig.1) significa appunto “accompagnatore”, ma potremmo parlare anche di “facilitatore”, ovvero una figura che favorisce maieuticamente i processi di crescita che si autodeterminano nell’altro.

Il MODELLO IFEN

Dopo aver illustrato le basi teoriche,passiamo ora a presentare il Modello

Abbiamo raffigurato in questo schema gli interventi che attualmente sono in opera, tutti singolarmente dotati di un proprio Progetto.
M.E.B.M. è il suonome: ovvero Modello Energetico Bidimensionale Multilivello.

Gli interventi sono multilivello e sono riferiti ai diversi campi di interazione nel corpo sociale:

1. Il livello di individuazione; questo è legato al genere, e cioè l’uomo, la donna, la loro interazione e la “preparazione” alla gravidanza;

2. il livello dell’accompagnamento al parto, con un proprio preciso protocollo di intervento (tutti gli specifici progetti possono essere richiesti all’Istituto)

3. quello del lavoro con bambini/genitori e con adolescenti;

4. Il cosiddetto “sociale allargato” per esempio il livello ”istituzionale”, operatori, educatori e insegnanti, cioè chi ha nelle proprie mani un enorme possibilità di trasmissione.

Come si vede gli interventi sono collegati tra di loro in quanto c’è un rapporto di continuità, anche se vengono condotti separatamente. Essi sono uniti da un Progetto comune, ma dispongono individualmente di specifici protocolli di intervento, specifiche Metodologie e strumenti ad hoc.

Ognuno dei Progetti è collegato all’Escort, che, come si vede, ha una posizione centrale.

Le frecce da e verso l’escort sono importantissime: esse stanno ad indicare che l’escort invia imput, ma è costantemente pronto a modificarsi grazie agli outmput che, a sua volta riceve. Noi abbiamo presente, in questo modello, il movimento pulsativo da e verso il nucleo della cellula.
L’azione è una azione di campo, dove ogni elemento interagisce con l’altro e tutti con il centro in un campo comune.
L’alone che circonda ciascun soggetto nello Schema sta ad indicare la bidimensionalità costante dell’intervento, che può essere effettuato tanto in termini di prevenzione classica che in termini di ecologia profonda.
Facciamo un esempio: la dimensione della prevenzione sarà finalizzata - attraverso la diagnostica classica ed energetica – ad individuare i blocchi che possono creare squilibrio in un individuo contribuendo a prevenire eventuali patologie.
La dimensione di ecologia profonda si svolgerà attraverso i Seminari e i Corsi appositamente studiati per fasce (come si vede questa parte di lavoro assegna particolare attenzione alla formazione degli operatori sociali). Come si vede l’intervento di prevenzione è strettamente interconnesso con l’altro, ma gli obiettivi saranno diversi.

- nel primo caso, avremo presente il rischio di insorgenza della patologia;

- nel secondo lavoreremo esclusivamente sulla positività, senza doverci prefiggere obiettivi di “normalizzazione”.

Come si può vedere, laddove il lavoro si innesti in situazioni di crisi, alla crisi diamo una connotazione positiva: momenti di rottura con vecchi schemi con possibilità di ristrutturazione profonda e di ri-nascite, possibili a tutte le età e in ogni condizione.
Ma è proprio nel secondo tipo di intervento (quello della ecologia profonda) che, a nostro avviso, andiamo a contribuire ad una trasformazione del corpo sociale diffondendo, come un’onda destinata a riprodursi, nuove modalità creative.


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Riferimenti bibliografici

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F. Capra, Il punto di svolta, Feltrinelli.1984

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D.Rudyar, La pratica dell’astrologia come tecnica di comprensione umana, Astrolabio, Roma, 1985

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J.M. Ferrando Alemany, “Gulliver: l’orgonomia e la biologia al crocevia” in Energia Carattere e Società 1991, Vol.1 (1), Maggio-Giugno

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A. Naess, Il movimento dell'ecologia del profondo. Alcuni aspetti filosofici, in Sergio Dellavalle (a cura di), Per un agire ecologico. Percorso di lettura attraverso le proposte dell'etica ambientalista, Baldini&Castoldi, Milano 1998, pp. 96-123.

G,Conforto, LUH, il gioco cosmico dell’uomo, Macro Edizioni, 2001.




Fonte:
 

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