24/11/2005 Ecologia profonda  
L'ipotesi Gaia - La Terra è un organismo vivente di Stefano Fusi

Oggi la scienza, con il contributo decisivo dell'ecologia, è arrivata a ripensare in termini completamente nuovi -ma insieme antichissimi- la struttura stessa del mondo in cui viviamo. Una caratteristica basilare dell'ecologia è l'interdisciplinarietà: una scienza trasversale, che lega fra loro tutte le scienze della natura e dell'uomo. Prendendo a modello la natura stessa, in cui tutti i fenomeni sono legati indissolubilmente. La settorializzazione del sapere è ormai superata concettualmente, anche se sembra trionfante sul piano pratico. Per andare avanti, l'ecologia è tornata alle radici, si è ricollegata a visioni del mondo che erano ritenute primitive, oscurantiste, curiosità antropologiche; o che semplicemente erano ignorate. Ha riformulato il senso del nostro essere nel mondo: all'antropocentrismo ha sostituito il biocentrismo.

Antropocentrismo e biocentrismo
Sono due termini chiave per comprendere le implicazioni dell'ecologia. Mettere al centro dell'universo l'Uomo (un astratto Uomo con la U maiuscola) significa contraddire una banale realtà: senza le piante, gli animali, l'aria, l'acqua, noi uomini non esisteremmo neppure. È un delirio di onnipotenza. Un eccesso di presunzione. È un'illusione su cui si sono strutturati immensi e presuntuosi quanto fragili sistemi di pensiero, che ci hanno separato dal mondo reale portandoci a credere che esista un pensiero puro disincarnato, che tutto sia stato creato per noi, che siamo liberi di abusare di piante, animali e ogni altro elemento naturale. Che siamo i signori e padroni del mondo. Il biocentrismo è invece il modo di vedere -spesso implicito, inespresso, ma vivo nella realtà quotidiana- di culture e gruppi umani che si ritengono e soprattutto si sentono parti della natura. Il biocentrismo è alla base dell’ecosofia di Arne Naess e dell’ecologia profonda (vedi gli articoli loro dedicati.

Gaia: biosfera e campi morfogenetici
È sotto il nome di Gaia, la divinità della Terra-madre degli antichi greci (Gea), che risorge la concezione della Terra come sistema simile a quelli viventi, come unico organismo dotato di capacità di autoregolazione, finalizzata al benessere complessivo di ogni componente della biosfera. Il termine "biosfera" (la sfera del vivente) venne coniato nel 1875 dal geologo e filosofo austriaco Edward Suess. Secondo Suess, il mondo vivente è una "totalità capace di sostentarsi", che ha un substrato geologico; fa parte integrante della superficie della Terra, interagisce con l'atmosfera (l'aria) e la litosfera (l'involucro esterno solido della Terra, la crosta terrestre, fatta di rocce -in Greco, "lithos"). Il primo scienziato, tuttavia, a sostenere che "la Terra è un organismo vivente", "un singolo organismo gigantesco in evoluzione", nel suo libro La biosfera (Red edizioni, Como, 1994) fu il mineralogo, radiogeologo e geochimico russo Vladimir I. Vernadsky (1863-1945). Dopo di lui, il termine divenne di uso comune nella comunità scientifica.
Prima ancora, diversi scienziati avevano anticipato la concezione della Terra-organismo: nel 1700, lo scozzese James Hutton ("Io ritengo che la Terra sia un super-organismo e che il suo studio appropriato debba essere fisiologico") e il francese Jean Baptiste Lamarck ("I fenomeni viventi non sono a sé stanti, fanno parte di un tutto più vasto, la natura... Sono comprensibili solo alla luce della loro costante interazione con il mondo non vivente"). Nel 1800, il geografo ed enciclopedico francese Eliseé Reclus affermò: "L'uomo è la natura che prende coscienza di sé". Concetto che sarà ripreso dall'ecologia profonda, che considera l'essere umano essenzialmente come una parte della natura, non come - nel delirio di onnipotenza - il padrone della natura. La specificità dell'essere umano viene messa in evidenza; quella di avere-essere una coscienza. L'ecologia profonda, tuttavia, va oltre, eliminando anche questo antropocentrismo: anche gli alberi, le rocce, i delfini hanno-sono coscienza, seppure diversa da quella umana; intendendo per coscienza l'informazione che appunto in-forma, mette in una forma l'energia sottostante a ogni fenomeno fisico. Questa è l'ipotesi del biocentrismo contrapposto all'antropocentrismo. E secondo alcuni pensatori, come il biochimico inglese Rupert Sheldrake, tutta la vita è coscienza, e si evolve sotto l'influenza di "campi morfogenetici", sorta di memorie cosmiche attive in cui si plasma l'evoluzione. I campi morfogenetici sono "stampi" prodotti dall'accumularsi di esperienze delle forme viventi; così sarebbero i campi morfogenetici entro cui si svilupperebbe l'evoluzione delle forme e delle funzioni. Sheldrake è autore fra l'altro del libro ‘La rinascita della natura. Un nuovo rapporto tra scienza e divinità. L'ecologia come 'essere' e non solo come 'fare', ed. Corbaccio, Milano, 1993. Un esempio di come gli scienziati possano fare "scandalo", anzi come questo sia il loro mestiere, se fatto bene.

L’ipotesi Gaia
L'idea di Gaia si sviluppò come ipotesi scientifica, dalle ricerche del fisico e astronomo inglese James E. Lovelock e della biologa Lynn Margulis, studiosa della simbiosi (dal Greco, "vivere insieme"), quel fenomeno per cui esseri viventi diversi si uniscono dividendosi i compiti per averne vantaggi, diventando indispensabili gli uni agli altri. Così fanno, per esempio, i licheni, forma di simbiosi tra funghi e alghe: l'alga produce sostanza organica, nutrendo il fungo che non può farlo poiché non ha clorofilla, mentre fornisce acqua. Altri esempi di simbiosi sono fra vegetali, fra animali, fra animali e vegetali. Ma anche un organismo preso a sé è, in certo senso, una forma di simbiosi, quella fra cellule. Esistono esseri unicellulari, ovvero fatti da una sola cellula; la cellula è l'unità vivente dotata di capacità quali il nutrimento, l'escrezione e la riproduzione: cioè prendere sostanze dall'esterno, nutrirsi, far nascere nuove cellule simili a se stessi. Un organismo è fatto di cellule che si sono associate in simbiosi, specializzandosi ciascuna in una funzione: è una forma di simbiosi molto raffinata, in cui, in milioni e milioni d'anni di evoluzione, si sono create cellule che ormai possono vivere solo le une con le altre, poiché si sono modificate per sostenere tutte insieme... l'insieme. Ci sono cellule, organizzate in tessuti e in organi, specializzate nel trasporto del nutrimento, altre degli impulsi nervosi; cellule che servono solo a mantenerci al caldo e a immagazzinare nutrimento, altre a produrre sostanze che regolano la crescita e la trasformazione del corpo. E' una cooperazione efficace in cui le parti hanno vantaggi dal vivere insieme: si dice infatti che gli esseri viventi più evoluti sono quelli complessi, in cui le parti si sono meglio specializzate.
L'ipotesi Gaia sostiene che l'intera biosfera è un esempio di simbiosi a livello planetario; un unico super-organismo capace di autoregolarsi per mantenersi in equilibrio.

Oloni
L'ipotesi Gaia è una teoria scientifica, ovvero un costrutto mentale provvisorio, che potrà essere modificato in base a nuovi studi e ricerche; non è una verità di fede, una religione, un'interpretazione spiritualista o animista della realtà naturale. Tuttavia ha saputo, al di là delle sue intenzioni, mobilitare l'immaginazione e il sentimento. Oggi è la base di una nuova concezione globale che vede l'essere umano come semplice parte di un tutto molto più grande, non più signore e padrone ma custode della natura e della vita. Riprendendo (magari senza volere) anche le tradizioni dell'ermetismo (vedi avanti), secondo il quale "ciò che è in alto è come ciò che è in basso", la nuova scienza degli insiemi e la teoria olografica della realtà (quella secondo cui in ogni parte c’è il tutto: la dimostrazione scientifica sarebbe data dalla clonazione, con cui si riesce a ricreare da una cellula l’organismo intero) scoprono che le simbiosi di piccoli organismi (cellule), e le stesse differenziazioni funzionali all'interno di una cellula, sono riprodotte a più grandi dimensioni. Questi "insiemi", detti anche "oloni", sono unità autosufficienti ma a loro volta composte da sotto-insiemi, e parti di insiemi più grandi. Una città, come un corpo umano, ha parti dedicate allo studio, alla riflessione, all'immaginazione, all'informazione (come il cervello e il sistema nervoso), al commercio e al nutrimento (come il sistema digerente), all'evacuazione (discariche, fogne), alla circolazione, al trasporto (come il cuore, le vene, la linfa), alla riproduzione, alla produzione. Allo stesso modo, la natura, la biosfera. In questo grandissimo organismo, noi siamo una piccola parte, ma importante come lo sono tutte le minime parti; forse possiamo paragonarci ai sensi e al cervello; ma, per altri versi, visto ciò che stiamo combinando all'ambiente, anche a una malattia, a un parassita fastidioso.
Mentre sorge questa nuova visione globale, le visioni tradizionali originarie del mondo come tutto organico, sono in profonda crisi. Come i popoli che le vivono, che stanno soffrendo -e, quelli piccoli e nativi, scomparendo- di fronte all'impatto del sistema di pensiero e di vita occidentale. Ma come l'antica cultura greca rispetto ai conquistatori romani, stanno conquistando dall'interno il mondo razionalista dell'Occidente. Vittorioso sul piano tecnologico, economico, militare, l'Occidente deve però cercare nuove vie per risolvere le gravi situazioni di squilibrio causate dal suo stesso successo, di fronte alla profonda crisi ambientale, sociale e politica. Il gigantismo gli fa correre il rischio di scomparire. Il successo si sta ripiegando su se stesso come un guanto. Il disastro attuale delle guerre per il petrolio è un grido di disperazione del grasso occidente che non vuole prendere atto (nei suoi dirigenti-petrolieri-armaioli guerrafondai, non nei milioni di persone sempre più coscienti) che il futuro o sarà ecologico, o non sarà.

James Lovelock e l’Ipotesi Gaia
Cibernetico e specialista in grascromatografia presso la NASA, inglese, 75 anni, Lovelock partì dai dati della ricerca spaziale e da simulazioni ai computer per concludere che c'è un sistema complesso di regolazione a tenere in armonia ed equilibrio l'ecosistema terrestre. Secondo Lovelock, la biosfera nel suo complesso ha meccanismi intrinseci di regolazione. L'"ipotesi Gaia è quella per cui l'intera gamma della materia vivente sulla Terra, dalle balene ai virus, dalle querce alle alghe, può essere considerata come una singola unità vivente, capace di manipolare l'atmosfera terrestre per le proprie necessità globali e dotata di facoltà e poteri di molto superiori a quelli dei singoli componenti". Dice ancora Lovelock: "Gli organismi viventi devono regolare il loro pianeta, altrimenti le forze irresistibili dell'evoluzione fisica e chimica renderebbero in poco tempo inabitabile il pianeta". Insomma, tutto l'insieme dei viventi si muove come... un sol uomo, come avendo una propria unica forma di coscienza, per modificare a proprio vantaggio le condizioni della Terra. Ciò attraverso meccanismi cibernetici di stimolo-risposta (feedback, ovvero "risposta a uno stimolo") che si concatenano come anelli di un continuum. Un esempio: l'atmosfera s'è evoluta con le piante; l'ossigeno, senza il quale non vivremmo, è prodotto di scarto della loro respirazione (le piante consumano anidride carbonica ed emettono ossigeno, mentre noi esseri umani e animali facciamo il contrario). Un tempo, prima degli animali, l'ossigeno era solo un gas tossico. Insomma, noi saremmo qui per consumare gli scarti delle piante, mentre nel nostro delirio pensiamo che tutto sia al nostro servizio... Le piante hanno bisogno di noi come noi abbiamo bisogno di loro. Ed è abbastanza plausibile che lo sappiano. Diversi esperimenti "non ortodossi" hanno dimostrato che le piante provano, e si comunicano, paura, terrore, soddisfazione, piacere... è il ben noto "pollice verde".

Ermetismo: la magia naturale
L'ermetismo è una delle correnti filosofiche più antiche, e affonda le sue tradizioni nella "magia" degli antichi Egizi. Viene considerato antenato dell'alchimia, che a sua volta è considerata non la parente povera, ma la nonna della chimica e della fisica attuali. Ermete Trismegisto ("Il tre volte grande") è il mitico fondatore di questa corrente di cultura parallela e apparentemente separata dalla scienza ‘ufficiale’; corrente vista di volta in volta come oscurantista, irrazionale, sospetta dai razionalisti. E senza dubbio nel nome della magia sono state fatte cose oscene. Almeno quanto quelle fatte in nome della Scienza e della Religione.




Fonte:
 

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