30/03/2006 Racconti  
L'Ecologia profonda nella narrativa: Dopo gli ultimi eventi

Dopo gli ultimi eventi che avevo intensamente vissuto, improvvisamente un giorno mi accorsi di una profonda solitudine interiore, una sorte di vuoto esistenziale. Troppi erano stati i fatti che forse nell’inconscio mi avevano spaventato. Non per forza in senso negativo, ma in ogni caso avevano prodotto in me una certa alterazione della psiche anche se ormai pareva proiettarsi verso una completa consapevolezza dell’armonico esistere. In ogni caso l’unica compagnia era la mia fantasia ed era una grande compagnia, perché mi permetteva di volare in ogni dove e di plasmarmi la realtà secondo le mie più profonde e recondide esigenze.
In un primo momento sfruttai tale situazione dirigendomi verso lidi casuali, errabbondi, ma con il passar del tempo mi accorsi che, nella dispersione eccessiva, non approdavo mai a condizioni mentali che mi dessero conforto. Decisi allora di costruirmi, con una trama ben delineata, una storia completa che mi avrebbe sorretto anche nei momenti di sconforto esistenziale. Partii allora per un lungo andare, in altri luoghi solatii, dove la natura pura ed incorrotta faceva da palcoscenico al mio libertario muovermi.
Dapprima camminai senza meta. Fiumi, foreste, paludi scorrevano dinamicamente dinanzi ai miei occhi. Continuavo inarrestabile senza crucciarmi dove concludere l’escursione. Passarono molti giorni e il mio andare ancora non trovava approdo. Poi, un giorno, mi accorsi che il mio procedere non aveva più senso……. e la mia mente si soffermò su una riflessione.
La prima cosa che pensai fu che nella vita occorreva sempre avere una visione racchiusa entro uno spazio contenuto, ma che avesse delle variabili e delle armonie infinite.
La mia vita era scandita da un ritmo ben definito e per poter esplicarsi doveva muoversi in uno spazio circoscritto ad una determinata misura. Ero una specie che era adattata a poter sopravvivere solo a specifiche condizioni e non potevo violentarmi o illudermi di farlo in qualsiasi circostanza o situazione.
Il mio posto era definibile ai margini del grande cerchio della civiltà moderna dove potevo espandermi senza limiti, ma in uno spazio ben definito. A tale proposito mi soggiunse una appropriata considerazione. La tastiera di un pianoforte è composta da 88 tasti ed in quei soli 88 tasti è possibile, nelle varie combinazioni, creare un numero infinito di melodie. I tasti sono limitati, eppure i suoni che si possono produrre non hanno fine. Questi tasti erano il mio mondo circoscritto, delimitato e posto ai margini del GRANDE CERCHIO.
Se invece i tasti del pianoforte non fossero 88, ma migliaia, migliaia e migliaia, è vero, si potrebbero comporre anche in questo caso un numero infinito di suoni e canzoni, ma la creatività verrebbe confusa in mezzo ad un numero troppo grande e, oltre a tentare di perdersi, ci si dovrebbe muovere in mezzo ad un labirinto che, pur se sembra molto più ampio del precedente, è invece fortemente più dispersivo perché crea confusione e disarmonia nell’atto della creatività e, alla fine, la composizione diverrebbe molto più complessa e direi anche fuorviante e difficilmente creativa. Il numero infinito di tasti sarebbe il centro del GRANDE CERCHIO.
Ecco dunque che nel mio profondo essere sorgeva solo una forma di vitalità possibile: una infinita conbinazione di suoni avendo a disposizione solo 88 tasti.
La maggior parte degli esseri umani si adattano e credono che avere un numero infinito di tasti dia più possibilità alla vita ed accettano ciecamente di entrare a far parte nel vortice illusorio che gli attanaglia per tutta la vita per, alla fine, non produrre nessun suono. Poche persone invece si rendono conto che con soli 88 tasti possono creare un numero infinito di melodie ed essere, nel poco, molto più liberi, riflessivi e creativi. Io stavo dunque accettando il mio adattamento ai soli 88 tasti e un numero infinito non mi avrebbero portato a nulla, anzi mi avrebbero condotto verso l’abisso dell’esistenza e la necesssità di volere sempre di più.
Dopo questo pensiero mi guardai attorno e, stupefatto, assoporai il senso pratico e mentale della wilderness, perché la wildermess è “sia una condizione geografica che uno stato d’animo”…..


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