29/09/2006 Biografie  
Grey Owl

Un omaggio alla memoria di Grey Owl
(WA-SHA-QUON-ASIN)


“Gufo Grigio, indiano della tribù Ojibway, affascinò il mondo con il suo messaggio in difesa della natura e delle tradizioni del popolo indiano. In America, come in Europa, folle incantate lo seguivano quando parlava dell’antica armonia e della marea distruttrice della civiltà.
Ma solo dopo la sua morte, nel 1938, che si scopre la sua vera identità.
Il suo nome di battesimo è Archibald Belaney. Cresciuto nella rigida società inglese di fine secolo ottocento, incapace di accettarne le dure costrizioni, Archibald fugge in Canada a 17 anni per poter finalmente coronare il suo grande sogno: vivere tra gli indiani d’America. Rinnega le sue origini, diventa più indiano di un indiano, prende il nome di Gufo Grigio. Con al suo fianco la giovane Anahero (che svolse un ruolo molto importante per la visione fortemente conservazionistica di Grey Owl - N.D.A.) trova infine la sua vera missione: difendere la natura dall’aggressione dell’uomo bianco.
La storia della vita di Gufo Grigio è più affascinante di un romanzo. E ci porta un messaggio profondo di libertà e di rispetto per la vita......Gufo Grigio era un poeta. Dalle sue parole scaturivano visioni di foreste lontane, laghi blu, colline verdi e cieli puri dove gli animali vagavano liberi e gli uomini conoscevano ancora l’armonia del tutto” (dalla presentazione del libro sulla vita di Gufo Grigio di L. Dickson, 1999).
Questo capitolo è un breve ricordo di Gufo Grigio, un uomo che dedicò la sua esistenza alla conservazione del mondo selvaggio e ad un coerente stile di vita perfettamente in sintonia con lo spirito di natura. Buona parte del brano che segue è tratto dalla presentazione del suo libro più noto “Pellegrini della foresta” (Pilgrims of the Wild) edito in Italia nel 1940 la cui nota fu egregiamente e profondamente curata da Mario Ghisalberti (ed. Corticelli, Milano).
“Gufo Grigio morì il 13 aprile 1938........
La storia di Gufo Grigio consiste nello sforzo di un uomo per raggiungere l’unità spirituale, la pace interiore, l’armonia fra se stesso e il mondo.
Fanciullo, a Hastings, è già un solitario, uno straniero. La casa, la città lo soffocano. Non sogna che le immense distese vergini delle colonie, il contatto con la Natura incontaminata in tutte le sue manifestazioni. A sedici anni, con cinque sterline in tasca, s’imbarca per il Canada. La sua sete di avventura ha di che abbeverarsi. Diventa vogatore di canoa sui fiumi rapinosi e sugli immensi laghi, cacciatore di animali da pelliccia per le profonde foreste nevose, portatore, guida, in un paese sconfonato, dove le distanze si contano a centinaia di chilometri, e l’uomo è solo col suo coraggio, come una bestia selvatica, di fronte alla Natura vergine e ostile.
Ma Gufo Grigio è poeta, anche se non ha ancora preso in mano la penna. L’ambiente grandioso, l’asperità del clima, le marce massacranti, le solitudini, le privazioni, le violenze, l’incertezza continua del domani che bisogna guadagnarsi con la propria destrezza fisica e mentale, invece di abbatterlo, agiscono sulla sua fantasia, la esaltano, si compongono in un mito epico, che egli si limita a vivere tumultuosamente, in attesa del giorno, in cui contemplando dal punto fisso della sua raggiunta coscienza di sé, lo canterà come poeta. E’ l’afflalto pànico della Foresta, l’unità della Vita in tutte le sue forme, che lo investe: quella Foresta col l’F maiuscolo che divdenterà il tema conduttore di tutta la sua opera, il Selvatico in cui non v’è nulla di di gretto né di meschino, nemmeno nei suoi delitti, sia esso concentrato in un abete gigante, o nel ruggito d’una cascata, o in una bestia, o in un indiano che aggattona la preda.
La Guerra lo richama in Europa. Quando ritorna alla Foresta, la sua salute è minata dalle ferite. Trascorre cinque anni insieme con una tribù di Indiani Ojibway che lo adottano e gli impongono il nome di Wa-Sha-Quon-Asin, Gufo Grigio, perché egli ama viaggiare di notte.
Il lungo intimo contatto con questi veri figli della Foresta determina in lui la crisi risolutiva.
Dalla civiltà anglossane...... si sente sempre più lontano. Conclude che non sempre il Progresso si identifica con la civiltà, né la Prosperity tanto decantata col benessere comune, e neppure l’abbondanza con la ricchezza tutta interiore dello spirito. L’esistenza eroica e semplice di quei suoi compagni primitivi gli sembra più vicina alla pace interiore, all’agognato accordo tra l’individuale e universale, che non gli isterismi e i mostruosi sussulti di una civiltà che a furia di adorare la macchina s’è meccanizzata essa stessa, s’è sollevata in una torre di rigido acciaio perdendo interamente il senso della terra senza con questo avvicinarsi al cielo d’un palmo. E, a torto o a ragione, si convince che l’indiamento dell’uomo meccanico, il far di lui una parte a sé dell’universo totalmente avulsa da tutto il resto, con potestà dispotica nel suo ambiente, superiore alle Leggi di Natura e all’Ordine Supremo, è un assurdo, una follia che potrà magari permettergli di trasferirsi in un batter d’occhio da un punto all’altro del suo dominio, di comunicare e vedere a distanze enormi, di costruire di sanare di sovvertire di uccidere con potenza impensata, ma non gli farà muovere un passo verso la felicità, l’armonia, la pace dello spirito, l’equilibrio al quale tende fatalmente ogni sforzo.
Per i suoi compagni invece, per questi cosiddetti selvaggi, l’uomo non è che una parte del tutto, un elemento di una compagine. Più modesti, e secondo lui anche più saggi, costoro non cercano di dominare il loro ambiente, ma di intonarcisi; sentono il ritmo della vita universa e su questo cercano di accordare la loro esistenza particolare. La legge del più forte vale per loro come per tutte le altre creature; soltando non pretendono che sia monopolio dell’uomo; passano con umiltà religiosa là dove gli altri irrompono con superbia demoniaca; adorano mentre gli altri bestemmiano; si profondano nello spirito mentre gli altri cozzano contro la materia.
Nel campo spirituale la scelta di Gufo Grigio è già fatta: i suoi fratelli sono costoro, anche se la sua pelle è bianca; la loro cultura è la sua.
Ma c’è di più.L’ambiente grandioso e selvaggio in cui questa vita ritmica può svolgersi ed ha perciò ragione di essere, la Foresta, sta scomparendo. La marcia del Progresso la distrugge. Incendi immani spianano la via alle traversine ferroviarie e alle fabbriche. Gli eroi primordiali, i mistici silvestri debbono diventare manovali e operai, o morire di fame. Incapaci di rinunciare ad un modo di vivere che è tipicamente loro e di adattarsi ad una mentalità che è agli antipodi della loro concenzione del mondo, gli Indiani si ritraggono, stentano la vita in isole più e più circoscritte di foresta, soggiacciono a malattie terribili, muoiono come mosche di tubercolosi e d’alcolismo, entrano in agonia insieme con l’ambiente cui davano e da cui suggevano la linfa vitale.
E allora, seguendo un impulso generoso, cui c’è da far di cappello più che a qualunque certificato di nascita, Gufo Grigio non s’accontenta più d’una mera fratellanza spirituale con le vittime: vuole anche una fratellanza di sangue, se ne cinge come d’una corona di spine, e divide con loro il martirio......
Il messaggio che “I Pellegrini della Foresta” ci recano consiste in questo Spirito della Foresta che è sul punto di scomparire per sempre. E’ l’invocazione, lanciata prima che sia troppo tardi, da una civiltà che ha ancora qualche cosa da dire e da insegnarci, e che scomparendo totalmente ci lascerebbe spiritualmente più poveri. E’ la protesta di Pan contro il prepotere artificioso di Hermes.
Questo libro non condanna soltanto l’estinzione spietata ed inutile di una specie di animali selvatici, né la rovina degli ultimi lembi di Foresta; bensì la distruzione del Principio universale, del patrimonio spirituale, degli assoluti che s’incarnano in codesti aspetti della Vita. Fa sentire, fra i fumi della benzina, il fresco profumo di qualche fiore selvaggio; addita, fra gli scatti geometrici dei congegni meccanici, l’armonia e la bellezza presenti nelle movenze di un animale selvatico o di un Indiano nel loro ambiente grandioso; mostra, fra squallide quinte di cemento e travature metalliche, fondali d’alberi secolari e montagne e laghi e fiumi, e silenzi verdi e bianchi, e orizzonti limpidi e sgombri, e uomini semplici e forti come eroi di leggenda........
..... Parlando di se come scrittore, Gufo Grigio dichiara: Per me il fucile ha sempre avuto più possa della penna. Il bordo della canoa contro l’anca, lo schizzare della schiuma in pieno viso, il ritmo della marcia con le racchette da neve, il richiamo di montagne e vallate lontane, la maestà della tempesta, la calma e taciturna presenza degli alberi che sembrano meditare nel loro silenzio, l’ingenua fiducia delle piccole creature viventi, la compagnia di uomini semplici: ecco la mia ispirazione e la mi guida...”.
Gufo Grigio testimonia anche lo sforzo e la forza del singolo per la salvaguardia del mondo selvaggio, cominciando a proteggere avidamente la vita dei castori vittime di cacciatori e bracconieri la cui specie stava rapidamente estinguendosi. Fu un vero e proprio precursore della conservazione della natura, un precursore che maturò spontaneamente questa necessità e che cercò di comunicare al mondo tutto sia con i suoi messaggi diretti (conferenze) che con bellissimi e partecipi scritti.
Non si potrebbe portare quasi a conclusione questo breve capitolo su Grey Owl senza citare due suoi bellissimi passi tanto eloquenti quanto profondamenti veri. Dal mondo dei castori il richiamo che sentì per la scomparsa di due suoi cari “amici”: “Talvolto lo sentiamo in mezzo alla bufera, o nel silenzio della sera, all’alba nel canto degli uccelli, o nel richiamo di una civetta, in lontananza nella notte. Risuona nelle cadenze di un canto indiano e si alza nelle note profonde di un organo suonato dalla leggera mano di un maestro, sussurra nel suono dei torrenti sonnacchiosi e mormora nel rumore del fiume, nell’incessante fragore delle onde contro la riva di un lago. Ognuna di queste è una nota della complessa armonia della Natura, sono corde suonate a caso dalla maestosa sinfonia dell’infinito che risuona per sempre nelle vaste sale del tempo”.
E poi più in generale sul mondo selvaggio:“Una foresta ininterotta si stende da tutte le parti della capanna in cui scrivo, fluisce innanzi, in un cupo fiotto ondeggiante, verso settentrione, fino all’Oceano Artico. Nessuna ferrovia la traversa, per bruciare e distruggere, nessun colonizzatore la rovina col fuoco e con l’ascia. Da ogni eminenza, si possono contemplare leghe innumerevoli di Foresta, che non nutrirà mai le fauci affamate del commercio.
Questo è un posto differente, è un’altra giornata.
In nessun luogo qui la vista delle ceppaie e delle nobili vette abbattute offende l’occhio o rattrista lo spirito; nè la bellezza strana, selvaggia, inimmaginabile di questi tramonti nordici è sfigurata da filari e filari di alberi scheletrici ed orrendi......... Ritorno alle origini? Forse sì; ma ci hanno portato fortuna.
Tutti i sogni sono diventati veri, e anche più. Scomparsa è la paura assillante di una mano vandalica. La vita selvatica in tutte le sue numerose varietà, animali ritenuti timidi ed elusivio ci passano ora quasi a portata di mano, e a volte si fermano presso la capanna, ed osservano. Ed uccelli, e bestie minute e grosse, e creature piccole e grandi, si sono raccolti qui intorno, e frequentano il posto, e volano e nuotano o camminano corrono secondo la loro natura.
Piomba la Morte, come deve pure talvolta, e sorge la Vita al suo posto. La natura vive e procede e fluisce tutto intorno nel suo assetto armonioso e metodico.
Le cicatrici degli antichi incendi pian piano scompaiono; gli alti alberi diventano ancora più grandi. Si riaffollano le città dei castori. Il ciclo continua.... “.
E nel rispetto dei sentimenti profondi che Grey Owl nutriva per i suoi castori, non possiamo non ricordare le gesta di McGinnis e McGinty, due castorini strappati alla morte e che furono all’origine della sua presa di coscienza e che lo portarono all’indefessa azione di tutela della specie. Un saluto anche a “Pellaccia”, all’amatissima Jelly Roll e, nell’insieme, a tutto il popolo dei castori poeticamente declamati da Grey Owl nella sua bellissima opera “Pilgrims in the wild”.
Quando morì a soli cinquant’anni la causa apparente sembrò essere la polmonite ma scrisse Dickson (1999) “La causa della morte era la consunzione: consunzione delle speranze e degli scopi che nascono dall’immaginazione e che infine segnalano al cuore quando fermarsi”.
Disse una volta WA-SHA-QUON-ASIN:“Questa non è la voce di Gufo Grigio che parla, ma la voce di un esercito potente e che aumenta in continuazione: i difensori della fauna selvaggia, le cui voci dovranno essere ascoltate. Che le vostre orecchie stiano aperte” (Dickson, 1999). E poi, come già citato in questo libro, per concludere, una sua bellissma quanto eloquente affermazione: “ Voi siete stanchi di questi anni di civilizzazione. Io vengo, e cosa vi offro? Una singola foglia verde”.


Fonte:
 

SITI SUGGERITI

 » Facebook di Mario Spinetti
Wild Nahani
 » La compassione Buddhista
Leggere e meditare!
 » Acquisto online libro Mario Spinetti, Napapiiri
Acquista il libro online ad un prezzo scontato (11,90 euro anziché 14 euro, sconto 15%)
 » Napapiiri
Recensione libro Napapiiri, ritorno al selvatico - Il mio Walden di MARIO SPINETTI a cura di Franzo Zunino
 » NAPAPIIRI - RITORNO AL SELVATICO
Nuova pubblicazione di Mario Spinetti
 » HASTA SIEMPRE COMANDANTE!!
Performance by Natalie Cardone
 » Luci del Nord
Galleria fotografica di Mario Spinetti
 » Associazione Eco Filosofica
nel trevigiano
 » Luoghi selvaggi di Robert Macfarlane
 » “Un mondo sbagliato”: come l’ideologia del dominio ci ha allontanati dalla natura
di Jim Mason
 » Desert solitaire. Una stagione nella natura selvaggia
di Edward Abbey
 » Introduzione all'Ecologia di Arne Naess
Finalmente pubblicato in italiano
 » Dai una mano alla Terra
Video, by Greenpeace Italia
 » L'attitudine nefasta della civiltà
di Andrea Bizzocchi
 » Elzbieta Mielczarek
Le stelle nei tuoi occhi
 »  La pittura di Fabrizio Carbone
Wilderness images: dipingere tra ricerca astratta e naturalismo figurativo
 » Il Chaga, il fungo della salute
Un grande regalo dalla natura
 » Il miracolo del fungo Chaga
 » Il cuore che ride
by Charles Bukoski
 » Only Time by Enya
Dedidated to Elzbieta
 » Ecologia profonda
Sito esterno collegato
 » Whitney Houston - I Will Always Love You
Dedicated to Ela
 » La canzone di Ela
A Te (To you)
 » Ora questa canzone la comprendo
C'est la vie
 » Il regalo di Elzbieta
I'll remember you forever
 » La morte non è niente
S. Agostino
 » Franco Zunino
Fondatore della Wilderness in Italia.... ma non solo!!
 » Orchidea, dedicata ad Elzbieta Mielczarek
by Felice Casucci
 » LISTA COMPLETA DOCUMENTI
 » Lo scopo del sito
 » COSA E' L'ECOLOGIA PROFONDA
 » Verso un'Ecologia profonda
 » Il concetto del "valore in sé della natura"
 » L'Ecosofia T di Arne Naess
 » L'Ecologia di superficie
 » La religione
 » Etica della Terra I°
 » Etica della Terra II°
 » Olismo
 » Bioregionalismo
 » L'errore antropocentrico
 » La conservazione della natura
 » Manifesto per la Terra
 » Ecologia
 » WILDERNESS
 » Ecofemminismo
 » Dalla parte del Lupo
 » La conservazione dell'Orso bruno
 » Caccia
 » Pesca
 » Animal liberation
 » Vegetarianesimo
 » VEGAN
 » La rivoluzione ambientale
 » Il "progresso" è antievolutivo
 » I predatori compassionevoli di Franco Zunino
Recensione
 » Guido Dalla Casa
Pubblicazioni
 » Guardare il mondo con gli occhi della natura
Enzo Parisi
 » Foundation for Deep ecology
 » Ecologia profonda.it
 » Ecologia profonda
Reti per il cambiamento
 » Ecologia profonda
Wikipedia
 » Associazione Italiana Wilderness
 » AIW - Documento programmatico

FOCUS

Sito Online di Euweb