02/11/2006 Ecologia profonda  
Ecologia profonda, articolo di Andrea Bizzocchi

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Riflessioni per andare oltre l’approccio superficiale della questione ecologica e approdare ad una visione più profonda. Primo passo: la messa in discussione del paradigma della crescita senza limiti.
Siamo comunemente abituati a considerare le problematiche di natura ecologica separate le une dalle altre: le emissioni di gas climalteranti in atmosfera da una parte, la deforestazione dall’altra, l’inquinamento del suolo come un fenomeno separato da quello dell’acqua e così via. Coerentemente con questo approccio riduzionista, la società moderna cerca soluzioni al singolo problema senza capire che tutti gli aspetti della gestione ambientale sono strettamente legati tra loro.

La visione dell’ecologia profonda, nata negli anni ’70 dalle intuizioni del filosofo norvegese Arne Naess, ci aiuta invece a comprendere come il problema ecologico, pur avendo manifestazioni differenti, sia solamente uno. Ed è proprio questa differente percezione della vita, molto vicina alle visioni dell’esistenza di molti popoli nativi, la sola davvero in grado di aiutarci a superare l’attuale dramma ecologico.

Ne abbiamo parlato con Guido Dalla Casa, autore del saggio «L’ecologia profonda», vera pietra miliare sul tema.


D: Alcune recenti correnti di pensiero operano una distinzione fondamentale tra quella che viene definita ecologia di superficie e l’ecologia profonda. Quali sono le differenze tra questi due approcci?
R: Con i termini «ecologia» e «ambientalismo» si intende di solito lo stesso significato di quella che è stata definitiva da qualcuno «ecologia di superficie». L’ecologia di superficie mantiene l’attuale visione di fondo della cultura occidentale, antropocentrica e materialista, o comunque con uno spiccato dualismo fra spirito e materia. Si preoccupa soltanto di preservare l’ambiente a beneficio dell’uomo, cerca di salvare qualche isola di natura perché l’uomo vi si possa ricreare. In sostanza raccomanda di utilizzare qualche filtro e depuratore in più, continuando tutto come prima. In definitiva, non intacca i concetti di progresso e di crescita, tanto radicati nella cultura occidentale. L’ecologia profonda, invece, è una visione del mondo a sfondo panteista, in cui viene dato un valore in sé a tutte le entità naturali, che hanno diritto ad una vita autonoma e dignitosa, ad una qualche forma di autorealizzazione. L’uomo è una specie animale e come tale ha un valore in sé in quanto entità naturale, ma per l’ecologia profonda, noi umani siamo importanti alla stessa stregua di tutti gli altri esseri senzienti, non certo superiori. Per l’ecologia profonda inoltre, non esistono fenomeni isolati, perché tutto in natura è interconnesso.

D: Parliamo dunque di una visione dell’esistenza profondamente dissimile da quella corrente...
R: Le visioni del mondo sono tante quante sono le culture umane o meglio, sono tante quanti sono gli esseri senzienti. Tuttavia, per capirsi, è necessario schematizzarle in alcuni gruppi. Le culture di tipo occidentale sono quelle che hanno come mito delle origini la Genesi dell’Antico Testamento, fiorite originariamente in Europa e nel Medio Oriente. Esse hanno in comune: un atteggiamento di sopraffazione sul resto della Natura, considerata al servizio della nostra specie; l’idea dell’espansione, la convinzione di convertire tutto il mondo al proprio sottofondo culturale; una percezione lineare del tempo; ed infine la convinzione che esista un’unica verità.
Le culture di tipo orientale, fiorite soprattutto in Asia, hanno tre filoni principali: il Buddhismo, l’Induismo e il Taoismo. Sono visioni caratterizzate dall’idea dell’Essere come immanenza cosmica, tranne che nel Buddhismo dove si arriva al superamento di ogni dicotomia, comprese quelle di immanenza-trascendenza e di Essere-Nulla. Un altro aspetto fondamentale della visione orientale è l’importanza attribuita all’idea di equilibrio sia interiore sia cosmiconaturale; la ricerca della serenità mentale come scopo essenziale; la percezione ciclica del tempo.
Precedenti a questi due approcci sono le culture di tipo animista, fiorite in tutto il mondo per decine di millenni e caratterizzate in genere da una profonda integrazione con l’ambiente naturale in cui vivevano, di cui si sentivano parte inscindibile, e caratterizzate da complesse metafisiche legate al mondo naturale.
Nella visione animista, il mondo è un flusso di forze psichiche ed il ciclo vitale umano deve integrarsi nel ciclo più grande di vitamorte dell’universo.....


La versione completa dell'articolo "Ecologia profonda" di Andrea Bizzocchi è disponibile nel numero di Dicembre 2009 di Terra Nuova.


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